24.Maddalena Campiglia e il finale dettato

Nella vita di un soprano, e in generale di un artista, il tempo non conta.

Ti ritrovi a trattare i personaggi del passato come se fossero amici tuoi, e a volte non c’è differenza tra Paolo del bar in fondo alla strada, Vivaldi o Donizzetti.  

Riderete voi ma credo che in realtà non siamo noi artisti pazzi, cari miei, no!

Tanto più che la fisica quantistica ha oramai dimostrato che il tempo non è lineare, ma è un punto, e che tutto coesiste nello stesso istante.

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Purtroppo, però, come i tempi di oggi dimostrano, non è la verità che conta, ma la percezione della stessa verità.

Ed è su questa manipolazione della percezione del vero che lavorano gli artisti per il bene e i dittatori per il male.

Nel mio mondo onirico, pieno di rimandi tra musica e poesia, crash temporali, dialoghi serrati con voci sconosciute e immaginate, è sempre un enorme godimento immergermi nella realizzazione di uno spettacolo, perché l’arte mi conduce nella dimensione che mi fa stare bene (l’unica che mi fa stare bene) quella della creatività.

Comprenderete dunque il mio enorme, fantastico, stupendo, meraviglioso entusiasmo quando, per dare vita ai miei spettacoli, mi imbatto in alcuni personaggi dei tempi che furono, a cui devo dare nuova voce e nuova vita.

Tra le donne e gli uomini di altre epoche con cui ho avuto a che fare, ve n’è una che sento vicina come se fosse una cara vecchia zia: si tratta di Maddalena Campiglia, vissuta nel 1500. Una donna diremmo noi oggi “con le palle”, che ho conosciuto in un’occasione molto speciale.

Alessandra Borin concerto per Maddalena Campiglia 1

Tutto ebbe inizio con la solita telefonata

Però non con quella solita, anonima, di un committente x per un evento x, ma la telefonata di un amico che, conoscendo i miei lavori, i concerti teatrali, mi chiese di cantare addirittura in un’anteprima per un festival di storia – Venezia da Terra – che andò in scena dal 21 settembre del 2019.

locandina concerto Maddalena Campiglia

Non ci potevo credere, era un’occasione veramente meravigliosa! Essere scelti in un ambito di cultura storica come artisti, ed essere vicino professori universitari e ricercatori nella stessa locandina, scusate, non è da tutti!

Ed è così che feci conoscenza con Maddalena, per caso o forse no.

Villa Campiglia dei Berici

Dovendo scrivere uno spettacolo su di lei, iniziai a documentarmi sulla sua vita e ne fui subito affascinata.

Attraverso le sue azioni entrai dentro i suoi pensieri e compresi quali fossero le idee che aveva della vita e sull’arte, e mi colpì soprattutto questa frase:

Sian nostri figli le cose create dal Divin nostro peregrino ingegno.

Ah, che parole magnifiche! Fanno sentire l’artista donna una creatrice appieno di vita, al di là di essere o no madre.

Maddalena era una donna indipendente, con un’etica di ferro, risoluta e consapevole.

Di una così non puoi che diventare amica, non puoi che creare un legame al di là del tempo e dello spazio.

Con la consapevolezza storica delle opportunità e delle possibilità diverse tra l’epoca in cui visse Maddalena e gli anni 2000, vi assicuro non si può che amarla, e ne sono affezionata ancora più di quanto avrei fatto se l’avessi conosciuta davvero nella Vicenza della metà del ‘500.

Maddalena Campiglia, infatti, nacque il 13 aprile del 1553.

Chi fu Maddalena Campiglia

Di origini nobili, fu una donna di lettere e autrice di meravigliosi versi, lodatissima dal Tasso. Con il suo comportamento indipendente e fuori dagli schemi entra appieno nel filone tutto cinquecentesco delle artiste che vollero rivendicare la propria soggettività per sottrarsi alle regole sociali dell’epoca, che per una donna erano monacata o maritata.

ritratto Maddalena Campiglia

Fu in lotta con quel burbero del marito, un marito che le imposero ovviamente, tale Dionisio da Colzè da cui si separò, e che l’ha perseguitata per lo smacco del rifiuto per tutta la vita.

Me le immagino le donne vicentine, della Vicenza bene, malelingue, tutte maritate e scandalizzate dal suo comportamento così inusuale, non vedendo quanto il loro fosse limitato, affermare:

Guarda la Campiglia ha abbandonato il marito per fare l’artista.
Guarda la Campiglia vive sola e pubblica degli scritti poetici.
Guarda la Campiglia non ha fatto figli.
Guarda la Campiglia dice che i suoi figli sono le sue opere.
Guarda la Campiglia che sfacciata, dice che ci si può amare anche tra sole donne.

Quando mi accompagnarono per il sopralluogo nella dimora dove lei trascorreva le estati della sua infanzia, Villa Negri Salvi Campiglia ad Albettone, ammirai gli affreschi del Fasolo dai colori brillanti che lei stessa aveva osservato con le scene musicali di vita serena e familiare.

Villa Negri Salvi Campiglia affreschi

Immediatamente la musica sgorgò dalla mia mente e tutta la sala si riempì di suoni del flauto, delle traverse, e dal dolce pizzichìo del clavicembalo.

Gli spazi e come organizzarli

Avrei dovuto organizzare il tutto su una scala elicoidale, una struttura lignea scura che conteneva in se stessa il movimento magico di ascensione, e che dava senso dinamico di vitalità.

Con il pubblico posto su due piani lo spettacolo sarebbe stato davvero barocco, con spazi pieni e vuoti, e punti di vista cangianti.

Chiesi al gentilissimo assessore della cultura di rimanere lì ancora un poco, per provare a coordinare movimenti e spostamenti con i tempi della recitazione.

Quando il portone della villa si chiuse dietro di lui, il silenzio cadde in quell’enorme androne.

Ancora una volta ero sola una sala antica, in un luogo sospeso nel tempo, con l’unica compagnia della musica che avevo in testa, e della mia immaginazione. L’odore pungente di polvere mi penetrava nelle narici.

ritratto Maddalena Campiglia

Per un’oretta provai gli spostamenti: su e giù, cronometrai, recitai a tempo dei passi per il mio spettacolo tutto dinamico.

Confesso però che mi mancava ancora il finale. Ci avevo pensato a lungo, e non so perché non riuscivo a trovarlo.

E scrivi, e cancella, e scrivi e cancella, alla fine mi ero messa in testa che solo vedendo la villa e il luogo dello spettacolo mi sarebbe venuta la giusta ispirazione.

Ma dopo un’ora non era ancora arrivato niente. Così mi sedetti sulle scale e osservai ancora con cura e nei dettagli tutto l’androne: quella scala con una grande curva che portava verso l’alto sembrava l’inizio di un vortice che conduceva verso le stelle, verso un pensiero più alto, verso un piano superiore, quello su cui viaggiavano le idee d’avanguardia di Maddalena.

Si affacciavano sull’imponente spazio vuoto 3 finestre delle magnifiche cornici, e mi fecero venire in mente i tre punti di vista che si possono avere sulle cose: quello emotivo, quello razionale e quello spirituale.

Pensai che comunque solo affacciandosi da tutte e tre le finestre si può tentare di vedere la realtà, e avere un barlume di consapevolezza.

Alessandra Borin concerto Maddalena Campiglia

E pensai ancora che posizionare gli strumenti a mezz’aria nel pianerottolo fosse molto simbolico.

L’artista non è colui che ascende e discende tra realtà e idee mettendo in comunicazione diversi livelli dell’essere e parlando al cuore?

Pensai, e pensai, e pensai, e pensai troppo, ma questo finale non veniva. Mi sentivo persa, il tempo stringeva, ma il finale, il finale di tutto, che parole avrà? Speravo di trovare ispirazione lì, ma dopo 3 ore da sola nulla, nulla nulla era ancora giunto.

Mi sedetti tutta triste sullo scalone ligneo un po’ affranta, e come per gioco chiamai Maddalena ad alta voce. E come se fosse lì esclamai:

Maddalena, ti prego aiutami tu, aiutami a renderti giustizia! A trovare un finale che possa far capire agli altri, che non conoscono la tua vita, che non conoscono le tue avventure, quanto tu sia stata grande, quanto ti dobbiamo quanto sarebbe giusto anche solo rivolgerti un pensiero di riconoscenza.

Perché la gratitudine nei confronti di coloro che sono venuti prima, e che hanno vissuto coraggiosamente contro le regole limitanti della loro epoca, è doverosa!

Ah, Maddalena quanto è facile vivere all’ombra degli altri, e sfruttare come dei veri e propri parassiti il coraggio altrui, non rischiando niente ma beneficiando del tutto e dei risultati.

Non siamo forse noi qui oggi ad usufruire noncuranti di quello che a taluni è costato le amicizie, il lavoro, la vita?

Non camminiamo liberi perché alcuni prima di noi hanno lottato per i posteri, mettendo innanzi alla propria individuale salvezza la libertà dell’essere umano?

E così come una folata di vento senza vento, come una voce senza suono, come un sussurro mai udito, spinta da una forza delicata girai con movimento automatico il sfoglio dello spartito e avevo in mano, e cominciai a scrivere di getto.

Era come se ogni parola venisse dettata, perché scrivo velocemente, non conoscendo però quello che avrei scritto; ogni parola emergeva nel momento stesso in cui iniziavo a delinearla, e compariva sul foglio bianco quasi come per magia stupendo me stessa, che in un mare di lacrime continuai a scrivere, a scrivere, fino all’ultima parola.

Rilessi, ed era bellissimo.

Concerto Maddalena Da Campiglia disposizione

Alla mia morte, finalmente, dopo tutto il tedio che mi procurò in vita, Dionisio da Colzè ottenne tutta la roba mia, che quella come marito a lui importava. Fui ben consapevole di aver sprezzato amore come lo si suol vedere co li occhi maschili.

In vero però posso affermare con forza che con le carte mie lo lodai, e ne fui soggetta a lungamente. Come Fenice fui arsa e rinacqui sempre più viva e tenace nell’opera mia, e nell’arte.

La scelta Monacata o maritata per me non ebbe luogo io fui libera, sola e, felice dopotutto.

Gentili signori che viaggiate per le vie del mondo, se per caso vi capitasse di giungere in Vicenza, recatevi, se vi fa piacere, in Contrà Apolloni. Lì vi è una semplice iscrizione che ricorda chi fui, come vissi e l’eredità di cui volli far dono a tutti voi, per virtù d’amore che ogni cuore vince e conquista.

Targa Maddalena da Campiglia Vicenza

Con gli occhi pieni di lacrime, non potevo credere di avere quelle parole scritte su quel foglio, Sarà stata la mia immaginazione, una musa di passaggio che ha ispirato un finale al mio spettacolo, sarà stato l’inconscio che ha fatto emergere le parole giuste dopo una lenta e sotterranea rielaborazione dei fatti…

O magari sarà stato lo spirito di Maddalena Campiglia a dettare quel finale.

Vi dirò, vi dirò cari amici che a me piace pensare più a l’ultima ipotesi perché è un’idea più romantica, e perché un soprano freelance come me, cantando in luoghi storici, non è la prima volta che incontra dei fantasmi.

Ma questa è un’altra storia.

Alla prossima

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Alessandra

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