20. L’inno d’Italia

Vi sembrerà quasi impossibile, ma, nella mia vita di Soprano freelance, il vostro Soprano freelance preferito, mi è capitato persino di cantare l’Inno d’Italia per una competizione sportiva; ma no quella nel campetto dietro casa vostra, quello con l’erba mangiata al centro, no!

Ho avuto l’opportunità di cantare l’Inno ad una partita di pallacanestro femminile!

cantare l'inno d'Italia

Eravamo nel 2015 e ovviamente tutto ebbe inizio con la solita telefonata.

Buongiorno, sono il presidente del Famila Wüber Basket Schio, parlo con la soprano Borin?

Ma che è? Quello dei supermercati?

“Si, sono io, mi dica”.

Sarebbe libera il 24 aprile per cantare l’inno nazionale per la finale scudetto?

“Si, certo” – risposi – “con vero piacere, grazie”!

Orbene, dovete sapere che nella mia infinita ignoranza, non ha sapevo che quella sarebbe stata una partita importante: una partita dell’84 campionato italiano della serie A per lega A di Basket femminile in diretta Sky! In diretta Sky?! Oh, cavoletti! Mi sale già l’ansia…oddio, ma… ma che ansia!

Inno d'Italia finale basket femminile

Oh, ma che figata, finalmente un canto patrio!!!

Ah, ah, ah, mezzosoprani, baritoni, tenori mò, stavolta me rifaccio con l’Inno papparapappapappapà!!

Eh già, perché nonostante l’Opera sia stata la colonna sonora del Risorgimento, il principale mezzo di propaganda che strombazzava a suon di acuti le nuove idee sull’Italia unita e la libertà dall’invasore con storie camuffate per superare la censura… beh, nonostante tutto questo, per i brani ricchi di amor patrio dovete sapere, che a noi soprani c’hanno emarginati!

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

E quindi, avoja a sentire i cori e le arie e i duetti e i concertati di quel carbonaro di Bellini (Vincenzo Bellini. Catania, 1801 – Puteaux, 1835) o del Beppino Nazionale (Giuseppe Verdi. Roncole, 1813 – Milano, 1901), non solo col “Va, pensiero”, che quello lo conoscono tutti, ma basti pensare ad Ernani, Puritani, Ballo in Maschera, Attila – vabbè c’è Santo di Patria, ma basta – poi Macbeth, Trovatore, Lombardi alla prima Crociata.

Sentili, sentili tutti e bene, ma trovi un soprano che canti l’amor patrio? No! A noi ce tocca solo morì, e quindi nisba!

Inno d'Italia

Un secondo dopo aver riattaccato il telefonino tronfia della nuova occasione e felice di risanare l’onor perduto del mio registro vocale di soprano, mi sfiorò un grave, gravissimo, pensiero. E mò che me metto?

Corro a guardare i colori delle squadre, sammaiddio scelgo il colore di una, poi pare brutto e che stò a fa il tifo per una e non per l’altra.

Ragusa Eirene: verde.  

Famila Wüber Schio: arancione.

Oh, detto tra noi, ma che colori orribili per un vestito da sera! Eh, meno male!!!

Quindi mi darò all’azzurro, che fa tanto Italia e sto a posto, scarpe argento, ‘na favola!

Giunto quindi il giorno del fatal tenzone, arrivai con il mio super vestito azzurro nel palazzetto.

Dov’è l’entrata artisti? Ah, già, non c’è… c’era di contro la scritta spogliatoio donne.

Vabbè, mi adatto. Eh, no! No, che non mi adatto, non c’è lo specchio! Come faccio senza specchio?

spogliatoio basket

Una volta pronta vestita e pettinata di tutto punto, mi chiamarono e giunsi a bordo campo.

I muscoli vocali erano caldi, mi sentivo sul pezzo! Percepivo già il fremere nell’arena, palchi pieni urlanti, il microfono era al centro del campo e le atlete formavano due falangi ordinate, una verde e una arancione!

Ma quanto sono alte ‘ste atlete? Io non le avevo mai viste quelle della pallacanestro dal vivo! Mi sentivo una nanerottola, comunque, mi feci coraggio.

Il presidente mi strinse la mano, tutto era pronto, e mi buttarono nell’arena.

Ma al primo passo capii subito che arrivare al microfono al centro del campo sarebbe stata un’impresa epica: l’impresa più epica della mia vita.

Oh, altro che andare a canestro perché… Noooo! Il tacco 12 sul pavimento lucido Noooo! Nun c’avevo pensato!

pallone da basket

E c’erano telecamere a destra, telecamere a sinistra, enormi mostri neri con l’obiettivo puntato su di me!

In quel momento ho capito di essere nel bel mezzo di una vera Mission Impossible! Che deficiente Borin! Borin, non lo sai che le scarpe nuove non si mettono ai concerti senza dare prima una grattatina alla suola?

Eh, ormai era fatta!

Bisognava stare lì e non scivolare davanti a tutti! Santa Cecilia aiutami tu!

Santa Cecilia

Un passo, vai, fatta, spigliata, nobile, vai! Ale, ti prego. Ale controllo, Ale cammina sulle punte, non mettere il peso sul tallone…non mettere il peso sul tallone!

Ma come non mettere il peso sul tallone? Borin, ma come faccio a camminare sulle punte che c’ho già un tacco 12?? Non ci sono più le punte, praticamente dovrei camminare sull’alluce. Non rompere e cammina sulle punte ti ho detto!

San Biagio, ti prego, aiutami tu… vai, sono a metà campo, dai, dai, vai, spedita, sicura, sopranissima, ce la farai!

San Biagio

Eh, sì, quella volta ce l’ho fatta! Ma non era finita lì, ora bisognava cantare!

Quattro ragazzini arrivarono di corsa e dispiegarono davanti a me la bandiera italiana, tutti si alzarono in piedi.  

Scese un silenzio improvviso. Rispetto. Patria. Onore, era tutto racchiuso in quel secondo di silenzio.

Non avevo mai provato un’emozione del genere in teatro. Un silenzio pulsante di vita e di sogno, di libertà e di abnegazione!  

Oh, patria, dolce ingrata patria, io ti bacio.

Appena iniziato l’inno mi venne un nodo alla gola come quando alle Olimpiadi sventola sul podio la nostra bandiera, perché un atleta o una squadra sono stati i migliori!

bandiera italiana

Su Ale, Ale, fatti coraggio perché mica puoi piangere qua davanti a tutti!

E, quindi, presi un gran respiro, guardai in alto e iniziai a cantare, con la mano sul cuore, fiera, come una vera patriota, nel mio vestito azzurro Italia e il mio tacco 12 e nella mia super pettinatura galante.

Inno Italia finale di basket

Per un attimo sembrava che quell’eleganza non c’entrasse niente con quel luogo, un pensiero che fuggì, perché… l’Italia non è arte, Italia non è colori, non è bellezza?

Sì! L’ Italia è tutto, tutto! Italia è quello che di meglio l’uomo ha saputo creare.

Sarà per tutti quegli artisti a cui ha dato i natali, sarà perché abbiamo dei vini e dei cibi prelibati, sarà perché abbiamo gusto, genio, perché abbiamo inventato la pizza e decine di migliaia di altre cose che tutto il mondo ci invidia! Persino all’America gli abbiamo dato noi il nome.

Amerigo Vespucci

Ah, Amerigo, lo so che non ci pensa più nessuno a te! Mettitela via, in realtà nessuno pensa più a nessuno, oggi gli italiani si criticano e basta, dimentichi di chi sono stati e di chi ancora possono ancora essere, succubi di un pensiero straniero che demolisce le fondamenta della nostra natura che ci fa essere insieme uniti e divisi, geniali ed eccentrici, solidali ed individualisti.

Ci ridesteremo mai da questo incantesimo che non ci fa vedere il nostro vero valore? Pensai a Rossini: “dagli Altri apprendi a mostrarti Italiano, Pensa alla Patria/ E intrepido il tuo dover adempi/ Vedi per tutta Italia rinascere gli esempi / D’ardire di valor / Ti parli in petto Dovere, amor, onore”. (Italiana in Algeri)

Ancor l’Italia chiamò! Sì!

Il boato del pubblico mi investì come uno tsunami, come un coro di un’armata!  

finale basket femminile inno Italia Alessandra Borin

In quel momento ho percepito che quando un popolo è unito può tutto, e che solo nella divisone c’è la sconfitta.

Il boato del pubblico è stato come un abbraccio!

Un abbraccio di tutti con tutti durato un istante e fatto con una parola, una semplice potentissima parola che è luce e possibilità.

Un esclamato nella consapevolezza di appartenerci, nella verità che l’unione fa davvero la forza, davanti alla bandiera, su quelle note scritte da chi ha donato la vita per il diritto più grande, la libertà, ho amato davvero l’Italia.

Il boato del pubblico, quel fragoroso , stretti a coorte, brilla nei miei ricordi come un diamante.

Giuseppe Verdi

Arrivarono poi con uno splendido mazzo di fiori bianchi e io ero così felice, che quasi quasi, mi ero dimenticata del fatto che sarei dovuta ritornare a riva, cioè, a bordo campo.

In sella miei tacchi 12, guardando quel mare di parquet altamente scivoloso, mi vennero i sudori freddi!  E mi feci coraggio, aridaje e mò ch’ho pure i fiori?

Non posso mica cadere!

Come una naufraga giunsi alle adorate italiche sponde (camminando sulle punte) soddisfatta, con il cuore gonfio di amore per la mia terra, la mia meravigliosa, stupenda, inimitabile terra!  

E da quel giorno in mente ho un’idea molto chiara: siccome non si sa mai quando può mancarti il terreno sotto i piedi…Soprano, mai più le suole nuove ad un concerto!

Borin, Intesi?

Inno d'Italia

Alla prossima!

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Alessandra

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