34. Erbe magiche e la voce nella pietra

Ci sono dei momenti nella vita di un soprano… Ah, ah, guardate che vi leggo nel pensiero! pensavate che dicessi soprano freelance.. e invece no, no e no che altrimenti va inflazionata!

Ordunque, ci sono dei momenti nella vita di un artista, in cui l’impresa da portare a compimento si profila molto più ardua di quello che sembrava all’inizio.

E infatti quando mi chiesero di scrivere uno spettacolo sulla vita della stria dei Berici mai e poi mai avrei immaginato di imbattermi in una storia talmente tanto affascinante, tanto misteriosa e allo stesso tempo tanto reale da divenire complicata da gestire per la mole di informazioni e la natura particolare delle informazioni stesse. 

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Trattare di materia magica non è certo compito di un Soprano freelance come me….

Ma è pur vero che, quando la vita ti prospetta delle opportunità, bisogna sempre coglierle perché rappresentano un tassello di quello che è il mosaico delle esperienze che ti renderanno migliore. 

Quindi dove eravamo rimasti? Ah, sì! La porta che sbatte, folata gelida di vento, incredulità mista a timore di fronte al verdetto: Rosina Bonato era davvero una stria! 

L’analisi dell’intervista trascritta negli anni Quaranta dalle parole vere di Rosina Bonato, illustratami generosamente quella sera dalla misteriosa signora, non lasciava scampo; e neppure le stranezze e le apparenti inspiegabili combinazioni di eventi raccontate dai tanti testimoni dell’epoca.

Ma come riassumere, come concentrare tutta una vita in un’ora soltanto? Come trasformare quel vortice di sensazioni contrastanti che provavo in me, in uno spettacolo teatrale? 

E poi che musiche scegliere? Cosa cantare? Come condividere tutte quelle intuizioni ed emozioni con il pubblico che ci sarebbe stato quella sera? Signori, che sfida essere artisti! 

Cava Cice Colli Berici

Vi dirò, ci pensai a lungo, finché decisi di raccontare non le vicende di questa donna tanto originale, bensì di narrare la radice primigenia di ogni azione umana, quell’attimo catartico, speciale e unico, brevissimo e fondante, quell’attimo così profondamente importante in cui si compie una scelta di vita.  

In fondo tutti sappiamo chi siamo, ma accettare con consapevolezza il Bene e il Male che ciascuno di noi porta nel cuore, accettare la nostra essenza, i nostri talenti, svilupparli per noi stessi e per il prossimo è forse l’impresa più grande della vita di ciascuno, e lo fu anche per quella di Rosina Bonato. 

spettacolo cava cice

Accogliere il proprio ruolo, assumere il peso della propria missione nel mondo con cuore aperto e responsabilità è un atto estremamente eroico di enorme portata e dalle tangibili conseguenze. 

La cosa che mi stupisce è che quest’azione così importante è racchiusa non in gesta manifeste, ma in un semplice attimo che si consuma in un momento intimo, in silenziosa solitudine. 

Quale luogo migliore di una cava che conduce nel buio ventre della terra per rappresentare il viaggio nelle profondità dell’animo, in cui si parla con se stessi, in cui si fa un patto di fedeltà con il proprio essere con la propria anima? 

cava cice

La grotta così, si trasformava da contenitore in contenuto avvolgendo, in un viaggio mistico e misterioso tutti: il pubblico, gli artisti e la Rosina che era li ad osservare.

spettacolo in cava

Sarebbe stato uno spettacolo dal sapore rituale, fatto di parole evocate in dialetto, un veneto antico, con il latino e l’italiano con i nomi delle erbe sussurrati o lanciati a squarciagola. 

I testi letti e cantilenati in rime e assonanze scritte di getto non so neppure io come, di mio pugno. Ogni scena l’avrei inframezzata e avvolta da fasce di colori cangianti perché ad ogni colore corrisponde ad un’emozione.  

Dunque, l’impalpabile colore, nello spettacolo, sarebbe divenuto la decorazione di quella spoglia scenografia di pietra. 

La grotta stessa divenne personaggio parlante, la Madre Terra che tutto già conosce nella sua infinita saggezza. 

Il costume di Rosina, invece, lo scelsi chiaro perché ancora doveva essere intriso dei mali del mondo per divenire poi la scura traversa che compare nelle foto che la ritraggono sorridente sulla soglia di casa sua.

La musica? Ce ne voleva di particolare, originale, sfuggente, eterea, diafana come sono le streghe, non poteva che essere estemporanea, creata come un canto antico e misterioso, un’eco da vocalizzi improvvisati che poggiavano su armonie realizzate dal timbro di un pianoforte e da un sintetizzatore. 

E lo spettacolo fu così, così come l’avevo immaginato. 

Entrai in scena con timore e reverenza, sperando che sarebbe piaciuto prima di tutti alla Rosina. Percorsi lentamente la lunghezza della cava passando in mezzo al pubblico e, salendo sul palco di pietra con passi lenti e pesati, iniziai il racconto. 

Gli organizzatori avevano decorato gli anfratti della cava con candele e rami, contribuendo a creare un’atmosfera da vero antro magico, ora stava alla voce riempire ogni luogo, reale o dell’anima! 

concerto teatrale Alessandra Borin soprano

Rosina di fronte a una premonizione del suo futuro fatto di fatica, riconoscenza interessata e insulti, accettò con umiltà di servire il suo talento che non le avrebbe portato certo gloria o danaro, ma una ricchezza ancora più grande cioè essere nella pienezza della propria missione. 

Alessandra Borin soprano

Rosina aveva consapevolezza di cosa fosse il bene e quale il male, si aggirò per strade e boschi raccogliendo erbe e radici, vivendo solitaria in un mondo di ciechi che si credevano capaci di discernere e di giudicare. 

Rosina visse una vita ai margini, e non è questo il destino che accomuna tutti coloro che hanno visioni più ampie? Irrisi e presi per pazzi dai loro contemporanei, cassandre dai mille nomi, indicano senza successo la strada che conduce alla verità delle cose. 

Ma chi è pronto, infondo, a guardare la verità nel suo doloroso splendore? Chi, infondo, è davvero pronto ad abbandonare le ombre e le paure per uscire dalla caverna? 

Alessandra Borin in concerto

Il pubblico era rapito, tutto era perfetto, la musica, i colori, i lemmi alternati in equilibrio tra magia e razionalità. 

Avevo domandato alla signora misteriosa dal rospo di terracotta come guardiano di casa, di recitare alcune frasi in dialetto tratte della intervista originale di Rosina, perché va bene che sono il vostro soprano free lance preferito, ma c’ho pure io i miei limiti! 

Ho i miei limiti, lo ammetto! 

Sono nata a Roma, a Tor Marancia per di più, e non è che posso fare anche in dialetto veneto. 

I nomi delle erbe, e la voce della pietra echeggiavano potenti nell’oscurità colorata della cava per tutta la durata dello spettacolo.

Alessandra Borin soprano in concerto

Stavo bene, mi rendeva soddisfatta immaginare il sorriso compiaciuto di Rosina felice di essere finalmente vista per come era, una semplice donna che aveva accettato di far fiorire i propri talenti a servizio degli altri.

Ecco, ecco arrivata l’ultima pagina del copione, intono la filastrocca finale, colpo di tamburo, buio. 

Eh, Magari, il colpo del tamburo non ci fu, ma si udì, solo per quelli della prima fila suppongo un floscio plof.

Ma come plof Borin? Ma come plof?????

E che cavolo! Con l’umido della cava dopo tutte quelle ore tra prove e spettacolo la pelle si era ammollata! Ma che pizza! Ecco me so rovinata l’effetto sonoro di tutto lo spettacolo coordinato al buio in sala! No!!! 

Eh, vabbè, Ale, ma tanto chi lo sapeva a parte te (e adesso tutti quanti) come sarebbe dovuta andare? Potevi anche evitare di raccontarlo.

Appena vennero riaccese le luci iniziò il bagno di applausi. Se la dea venere, la dea della bellezza amava farsi il bagno nel latte di Mula, tradunt, a me, che sono un soprano free lance, a me piace fare il bagno di applausi tutti schiumeggianti e frizzanti. 

Ah, che gusto vederli lì, tutti quegli sconosciuti…

Ah, no, quello lo conosco e pure quello in terza fila! 

Ma guardali, tutti felici e sorridenti affannarsi a fare clap clap

Eh, son soddisfazioni, le vere soddisfazioni della professione di artista.

In quel momento ogni fatica te la scordi, con quel clap clap, è un suono taumaturgico. 

concerto in Cava Cice Colli Berici

Ve pare ma gli spettacoli sono come i parti, sono tue creature. Sentirsi dire che la tua creatura è bella non solo a mammà ti rende, gaudente e felice! 

E poi, dovete sapere che un’altra parte dello spettacolo che mi diverte da morire, è stare lì gongolante a ricevere tutti i complimenti e le strette di mano.

E’ un momento fantastico anche se, se ne sentono di ogni! 

E poi è bello conoscere la gente per cui hai cantato! Complimenti signora! 

Ma che bella voce signora! Bella e brava! Che dono meraviglioso (ma guarda che ho studiato)! Guardi complimenti sono rimasta colpitissima! Oh, complimenti peccato che mio marito non sia venuto! Guardi signorina, sono rimasta entusiasta, dovrebbe riproporlo. Che voce signora, ma lo sa che anche mia figlia canta? 

Eh, sì, il momento finale è un momento estremamente appagante al di là dei quattrini che poi ti arrivano, ma, vi dirò, visto che siamo in vena di dietro le quinte… è anche un po’ faticoso da sostenere. 

Che vi pare che un soprano free lance stia lì a prendersi i complimenti senza faticare? Magari! Questo mestiere è tutto fatica: prendetela dal punto di vista muscolare.

Sì, dal punto di vista muscolare non è per niente facile!  Tieni tu sù gli zigomi in versione super smile, per un quarto d’ora o 20 minuti di seguito! 

A un certo punto si comincia a formicolare tutta la guancia, tutta la faccia ma tu devi resistere, incartapecorita, imbotulinata! Provate voi! 

Grazie signora! A presto signora! Sì, la informerò dei prossimi miei spettacoli! Grazie, Grazie, Grazie, troppo gentile! Sì, grazie, grazie, davvero! Sì, grazie, grazie, grazie, signora grazie, grazie. Ma c’ho fame! Grazie, grazie, arrivederci ma, quanti sono? Eh, mò, basta.. che c’ho fame! 

Quand’è che se magna? 

interno cava cice

Cari amici l’avventura stregonesca del vostro soprano free lance preferito non è certo finita qui. 

Manca la chicca finale…

Il pubblico era quasi tutto andato via, quando una leggera folata di vento gelido mi investì, i miei sensi si allarmarono e si avvicinò una signora. 

Complimenti, sono rimasta molto colpita dallo spettacolo. 

Ah, grazie, signora che gentile.

Le volevo dire che la casa della Rosina l’ho acquistata io… le farebbe piacere venirla a vedere?

In quel momento compresi che era un’occasione da cogliere.

Certo signora, ne sarei onorata. 

E così, dopo aver lasciato la cava e salutato tutti, io e la signora dal rospo come guardiano di casa, arriviamo dopo un breve tratto in macchina e poi a piedi alla casa della Rosina.

La cara di Rosina Bonato che aveva ancora fuori la pozza circondata dalle calendule dove preparava i suoi intrugli. Quella pozza era diventata un vaso di fiori. 

Nonostante l’abitazione fosse tutta restaurata, l’atmosfera era alquanto particolare. 

La padrona di casa ci condusse perfino in un seminterrato a cui si accedeva tramite pochi gradini, era un luogo angusto, scavato nella roccia, con un’energia particolare che presentava delle piccole vasche in cui molto probabilmente la Checchina metteva a macerare le erbe. 

Mi venne raccontato che alla notizia della sua morte avvenuta nel 1965, alcuni compaesani decisero di incendiare la sua casa, bruciando tutto quello che viene dentro, persino il famoso libro in greco e latino che si diceva la stria avesse ereditato da sua madre. 

cava cice

La sconosciuta che ci aveva condotte in casa propria ci raccontò un altro pezzo della tradizione popolare che mi lasciò a bocca aperta.

Dall’altra parte dei Colli era conosciuta una stria a cui tutti si rivolgevano per fare il malocchio. 

E questa era questa la più acerrima nemica della Rosina, che con spirito incrollabile s’impegnava silenziosamente a difendere e proteggere dal male uomini e donne inconsapevoli ed inermi.

Appena ascoltai quella storia, in quel preciso istante, l’immagine, l’idea che m’ero fatta di Rosina si trasformò completamente. 

E mi apparve sorridente, luminosa e dolce, pur nella sua esile figura. 

Alessandra Borin soprano

La intravidi mentre percorreva incessantemente le strade i boschi intenta a disfare le trame oscure che sanno creare solo abissi umani. 

La vidi con nuovi occhi e l’amai per la sua scelta… e pensai, colma di gratitudine, a tutti coloro che si caricano di missioni tanto grandi nell’anonimo silenzio della propria vita solitaria

Un pensiero fugace come un lampo mi attraversò la mente, intuii che lo spettacolo forse a questo era servito; a ridare ordine alle cose, alla verità… a restituire il giusto posto alla Rosina… e dare il giusto spazio ordini dell’Amore, perché? Perché le fiabe e la magia esistono. 

Alla prossima.

Ps Ringrazio per le foto di scena Tony Anna Mingardi

Picture of Alessandra

Alessandra

Testo piccola biografia