85. Vocalizzi ed altri espedienti

Nella vita di un cantante lirico c’è un momento particolare, intimo, privato dove il pubblico non dovrebbe mai e poi mai mettere il naso.. ma ovviamente io il vostro soprano free lance preferito abbatterò anche questo confine!!

Cosa accade prima di un concerto?

Ma basta l’hai già raccontato

Si vive nella precarietà aspettando la telefonata salvifica.

Pronto? E’ disponibile il 30 febbraio per un recital?

Oppure si vive nella precarietà facendo telefonate – tipo offerte da nuovo operatore telefonico –

Pronto? C’è l’assessore?

Sì, salve vendo concerti e bellezza, ne volete acquistare un po’?

Come avete finito i soldi? Ah, per la sagra della salsiccia…

Ci sentiamo il prossimo anno!

Sì, va bene, questo accade prima, prima, prima… ma prima, nel senso solo un po’ prima?

E sì, in quei momenti di limbo… quelle 3 o 4 o 5 ore prima del concerto, la quiete prima della tempesta, prima del via, prima del o la va o la spacca… Che cosa succede?

Dove sta il cantante… e cosa fa? Ride? Parla? No perché fa male alla voce!

Mangia? Non troppo, perché poi gli viene su tutto.

Dorme? No, perché poi la voce si rilassa troppo.

Signori e signori… sappiate neanche in quei momenti si molla, perché si tratta della preparazione

finale!

Primo tra tutto è necessario scaldare la voce!

Eh, sì, tutto l’apparato fonatorio è una macchina formidabile e le corde vocali sono dei muscoli. Avete mai visto voi un giocatore di calcio entrare in partita senza aver fatto un po’ di riscaldamento saltellando a bordo campo?

Ecco stessa cosa vale per i cantanti lirici che invece si saltellare facciamo stretching con i vocalizzi.

Ma come che cosa sono i vocalizzi?

Poiché non sono dei consonantizzi, evidentemente sono delle cose che hanno a che fare con le vocali.

E in effetti – se ci si pensa bene – si può cantare solo sulle vocali e noi cantanti lirici – ormai animali in via d’estinzione – ci esercitiamo proprio sulle vocali.

Il canto, signori miei, è una coreografia di muscoli, music, saliva da gestire nel francobollo di spazio tra le corde vocali e la bocca, un momento in cui ci si trasforma da persone a strumenti musicali, cambia la percezione tutta da fuori va a dentro.

Il vocalizzo è un momento privato e rumoroso.

Sei solo con te stesso, anzi, solo con la tua voce, è il momento degli esperimenti, della scoperta degli spazi e delle possibilità, dei limiti e della resistenza fisica… è il momento in cui puoi steccare, scrocchiare, sfiatare, sberciare… ovviamente sperando che nessuno ti senta.

Il vocalizzo è un’ipotesi che si conferma.

Sì la voce oggi c’è e posso cantare!

Co-co Coccodè

No, dai mi sembra bene abbastanza, riproviamo ad andare più in acuto.

Co-co Coccodè

Ah bene, lo sgarro di due sere fa non si sente…

Co-co Coccodè

Cavolo, lo sapevo che non dovevo mangiarmi piazza e birra l’altra sera.

Niente, sono spacciata… oggi non si canta.

Chiaramente prima dei concerti: vita monacale e dieta!

Così i Co- co Coccodè e sei sicuro che tutto funziona e che puoi portarti a casa la pagnotta e pagarti le bolletette.

Nei vocalizzi prima di un concerto provi i passaggi critici, quelli più difficili…

ripassi finché non la sai alla perfezione e finché anche i tuoi vicini non la conoscono come te.

E che poi, per scaldarsi la voce e il corpo, non ci sono solamente vocalizzi.

Ci sono anche un sacco di espedienti e rumori vari come per esempio il brr che aiutano il fiato,

poi esercizi per la lingua oppure il gonfiarsi le guance cominciare a fare uno strano movimento circolare, oppure far finta di masticare per elasticizzare la bocca,

Per non parlare poi degli esercizi di respirazione, la ginnastica su un piede, salti con la corda, sdraiati con i libri sulla pancia, cinture intorno alla vita da spaccare modello Hulk e altri ritrovati diabolici di cui vieni a conoscenza nelle varie masterclass di canto, a pagamento – profumato pagamento – tanto che – sappiatelo ho associato a ogni vocalizzo o esercizio appreso alla quota versata.

Ah, questo vale cinquanta!

Ah dai facciamo quello da 150 euro!

Aspetta, aspetta, com’era quello che ho pagato 500 euro? Aiutoooo!

Ora che avete capito l’importanza e la vitale necessità dei vocalizzi,

potrete intuire che dramma sarebbe non riuscire a farli prima del concerto.

Ecco, or dunque lo sapete che io canto in luoghi magnifici, stupendi, meravigliosi come ville antiche, luoghi ameni, palazzi del passato, chiese meravigliose che hanno tutto: bellezza, fascino, valore storico, architettonico in cui è bellissimo realizzare dei recital ma in cui – tra saloni, specchi, arazzi, affreschi, canapè, pizzi e merletti – manca il posto fondamentale per un cantante che è il camerino.

Eh, sì, i camerini per me sono un’oasi, un luogo fatato dove poter fare il cavolo che mi pare prima del concerto, potermi rilassare, truccare con calma davanti a un vero specchio con delle vere luci e fare la pipì!

Signora ecco il posto dove può cambiarsi… bellissimo, belli i quadri del Seicento… oh ,che lampadari sontuosi ma uno specchio no? Aiuto!

Comunque in questi anni mi sono ormai attrezzata, ho acquisito altre skills – abilità professionali.

Oltre a cantare intonata: pensate che riesco a farmi le pettinature solo attraverso la silhouette l’ombra della mia testa proiettata sul pavimento.

Pensate che riesco a truccarmi attraverso il riflesso dei vetri delle finestre… e comunque ormai mi porto uno specchietto… non si sa mai.

Ma nessun disagio è pari al fatto di non potersi scaldare la voce in pace come Dio comanda, perché ti sentono dall’altra parte.

Co-co Coccc

Ssssh, signora non la devono sentire!

E perché?

Perché il pubblico è già di la in sala.

E perché pensa che non lo sai fare, che sei insicuro, che non hai studiato abbastanza…

Ma dov’è in questi frangenti la privacy sonora? Come faccio ad essere performante se non mi posso scaldare la voce? Aiuto!!!

Ma per fortuna ho pagato profumatamente un corso in cui mi hanno dato la soluzione definitiva a questo enorme, immenso, gravosissimo problema: rullo di tamburi.

La soluzione è la mascherina per respiratore!

Eh, si quelle usate nei dispositivi ospedalieri, insomma le macchine dell’ossigeno.

E infatti l’ho comprata in sanitaria.

Ricordo quel giorno, timorosamente entrai

Buongiorno, vorrei una mascherina per respiratore.

Buongiorno signora – certo – i che tipo? CPAP o BIPAP?

Eh, non so, mi serve per fare i vocalizzi.

Come prego?

Sì, i vocalizzi…sono cantante.

Non dimenticherò mai quello sguardo accigliato.

Comunque direte quello che direte funziona!

Ho speso bene i miei soldi. E’ come una specie di scafandro per cantanti.

Ti metti la mascherina davanti la bocca, fai i tuoi acuti e non si sente nessuno e puoi fare vocalizzi pure se tra te e il pubblico hai una tenda di seta damascata o una meravigliosa porta in legno tutta decorata.

Soluzione trovata!! Evvivaaa!

Bene, manca poco al concerto… trucco a posto, vestito indossato, vocalizzi fatti, l’ansia che sale!

Ma a furia di muovere il pavimento pelvico e di scaldarsi per il concerto arriva anche lei: l’immancabile compagna prima del concerto la pipì!

Se fossimo in un camerino normale ci sarebbe il gabinetto e invece no, in quei posti magnifici, stupendi castelli il cesso è sempre dall’altra parte dell’universo…ma che palle!!

Comunque ammetto che la maggior parte delle volte non sento la mancanza dei freddi e funzionali e attrezzatissimi camerini dei teatri.

perché io il vostro soprano free lance preferito, ho avuto l’opportunità di sentirmi una regina, di sedermi sui troni quelli veri, di adagiarmi su divani in camere dall’arredamento lussuoso e opulento e di vivere e abitare, seppur per brevi momenti, in posti bellissimi.

Ho potuto truccarmi specchiandomi in specchi magnifici quegli stessi che hanno riflesso i volti di conti, duchi, castellani e dignitari.

Ho potuto godere di panorami straordinari e di luoghi senza tempo… ma, se ricapitasse un’eccezione, beh…no panic!

Gavetta fatta!!!

Tanto il mio spirito di adattamento da soprano free lance non lo batte nessuno!!!

Alla prossima!

Immagine di Alessandra

Alessandra