Nella vita di un Soprano freelance, come me, ogni avventura è un insegnamento.
Ad ogni concerto si impara e si comprende sia nelle situazioni belle che in quelle brutte.
A ben vedere con un’ottica di allegria che mi contraddistingue, modestamente, alla fine anche le situazioni più spiacevoli sono state per me maestre di vita.
Eccovene adunque un paio, che pur nella loro diversità hanno un punto in comune… anzi una parola in comune: Aiutooooooo!!!
Numero uno: Mostarda e centrini.
E fu così che il vostro Soprano freelance preferito, cioè me, venne invitata ad esibirsi in occasione della Riunione internazionale dei produttori di mostarda!
Eh, sì, di mostarda!
E, direte voi, la Borin non se ne è fatta scappare una! Ed io vi rispondo che bisogna pagarle in qualche modo ‘ste bollette ed in maniera onorevole!

Comunque, non fatevi ingannare dall’apparenza, trattavasi di una riunione importante di cultori dei sapori antichi, veri e propri sperimentatori e studiosi di ricettari d’epoca.
Location: un castello bellissimo, vero vero, con mura di pietra e merlature e torri.

A me e alla collega liutista il compito di creare l’atmosfera, il paesaggio sonoro giusto prima della conferenza, il momento di diletto dell’animo, di introspezione e ambientazione prima poi di dilettare il palato ovviamente con musica storicamente inerente all’epoca tra Quattrocento e Cinquecento.
Per essere ancora più teatrale, mi portai anche un costume d’epoca, quello che indossavo in questo tipo di concerti tra lo storico, il filologico e il rievocativo.
Ebbi così la splendida idea di mandare in lavanderia, con le mille e mille e mille e mille raccomandazioni del caso, il fantastico costume d’epoca, mio fedele compagno di viaggio per il lungo periodo della mia vita di cantante brocco-barocca.
Per essere presentabile (socialmente), infatti, era necessario lavarlo questo costume di scena di tanto in tanto, dato che l’avevo indossato già parecchie volte nell’estate precedente ed essendo ormai autunno, non emanava certo un fresco profumo primaverile con tutti quegli strati tra: gonne, sottogonne, camicie, camiciole, comiciuoline suderebbe anche più freddoloso tra i viventi.
Giunto il giorno a fatidico tutto era organizzato nei minimi particolari: passai a ritirare l’abito tutto incelofanato e diviso nelle sue varie parti: sottogonna, sotto sotto gonna, panierini per evidenziare i fianchi, sottoveste, gonna, camiciola, corpetto, maniche con sboffi ed infine velo e cappellino.
Ma fu solo durante la grande opera di vestizione che, scartocciando tutto il vestito che olezzava finalmente di bucato, la gioia viene subito sostituita da un’enorme, improvviso, istantaneo fulmineo: aiuto!!!
Manca un pezzo! Manca il corpetto! Proprio quello davanti, che vedono tutti.


Con il cuore in gola ritornai di corsa verso l’auto, convinta che il pezzo fosse sfuggito ma era no, era tutto sigillato, tutto chiuso! Già lo sapevo, già lo sapevo che non mi era sfuggito! La signora del pulisecco si era dimenticata di darmi una parte e io cretina non avevo controllato!
Tornare a recuperarlo sarebbe stato impossibile, quindi cosa fare? Aiuto!
Invocai il mio angelo paraculo, quello che scende dal Paradiso per supportarmi nei momenti difficili e più incredibili della mia esistenza di Soprano freelance, tipo questo!
L’organizzatore vedendomi tanto agitata mi venne vicino e, per osmosi, anche la sua faccia era diventata bianca come un cencio.
“Signora”, esclamò timoroso, “Va tutto bene?”
Lo guardai e pensai: “No, che cavolo! No, che non va tutto bene”!
E adesso cosa gli dico? Che mi sono dimenticata un pezzo di costume? Che poi non è vero, perché l’ho anche pagata un sacco di soldi ‘sta pulitura e non ce l’ho… mi manca un pezzo.
Dalla mia bocca uscì un soffocato: “Sì, grazie, tutto bene. Mi sto solo organizzando. Può aspettare un attimo?”
In quel momento mi si annebbiò la vista, tutto divenne opaco e iniziò a girare nella stanza… persino la povera testa di cervo appesa al muro mi sembrò riprendere vita.
Cercai di mettere a fuoco, ma ancora tutto girava, girava, girava: mura, lumi, mobili di legno, soprammobili, tende, centrini e… centrini. Centrini? Sì, centrini… ho fatto centro!
“Mi scusi potrebbe prestarmi tutti i centrini del castello?”
L’organizzatore mi guardò con sconcerto: “Va bene signora. Se le servono, li prenda pure”!

E così con ago e filo (che ho sempre nel mio kit di sopravvivenza da Soprano freelance fuori casa) creai un corpetto a cui si potessero attaccare le maniche con sboffi.
Devo dire che la cosa funzionò e che ci fu persino qualcuno che mi fece i complimenti per la bellezza dell’abito!
Tanto piacque l’esibizione che ci vollero persino invitare alla degustazione finale in cui io, il vostro Soprano freelance preferito, ebbi modo di gustare tutte le possibili declinazioni e sfumature della mostarda dalla dolce alla piccante. Beh, fu un’esperienza non da poco.
Qualche giorno dopo andai al pulisecco. La signora mi vide si scusò prima ancora che potessi aprire bocca. Signora mi scusi, ho ritrovato un pezzo del suo costume, avevo dimenticato di inserirlo, spero di non averla messa in difficoltà!
Ma certo che mi hai messo in difficoltà! Porca miseria…!!!! Ma pii esclamai: No, si figuri!
Pensai che non fosse il caso di non infierire ancora.
Infondo io sono Labborin e nulla mi spaventa!
Alla prossima!
Ah, no. Manca il secondo momento di suspense.
Numero due. Lo statuto di Trissino.
Ebbene, sì! Signori e signori ricordo con estrema ansia quella volta in cui viene chiamata per allietare con musica d’epoca la lettura il commento dello Statuto comunale di un piccolo paesino di nome Trissino che compiva i suoi 500 anni.
Infatti le istituzioni vollero in pompa magna rendere l’evento ancora più bello chiamando il mitico attore Pino nella lettura e commento teatralizzato di questi articoli e me il vostro Soprano freelance preferito che assieme sempre la sua collega liutista (e un altro caro collega percussionista) si occupò della parte musicale il piccolo è stra-ricchissimo paesello già nel 1200 vantava ben tre castelli: il castello antico e il castel maggiore e il castello della pietra.
Eppure appartenendo ai territori della Serenissima Repubblica di Venezia, già nel 1409 emanò il proprio statuto che conteneva leggi e indicazioni per una equa e solidale vita civile.
E fin qui tutto bene, direte voi. Che figata!

E lo dicevo pure io, non sapendo quello che mi sarebbe capitato in quel lontano giorno del 2009.
Tutto era pronto: scenografie, costumi, leggio, vari oggetti di scena e proprio per una scelta coreografica io avrei dovuto alzarmi in piedi e tirar fuori un foglio da sotto la sedia e cantare un brano dal testo in latino.
Lo spettacolo iniziò, tutto sembrava filare liscio, si sentiva quel frizzicore degli sguardi attenti del pubblico in sala.
Silenzio, musica, recitazione… finché, allungando la mano per cercare il foglio che era stato previdentemente posizionato sotto la sedia, non trovai nulla.
Ma come nulla? Non c’è nulla.
Guardai, cercando di non far capire che stavo cercando qualcosa. Ma proprio il foglio non c’era!
Dove l’avevano messo?
Aiuto! I secondi scorrevano veloce e la mia mente ancora di più, cercando di elaborare un piano alternativo cosa fare? Cosa fare? Come uscirne viva?
Non le so a memoria le parole! Non so cosa fare!! Non posso interrompermi!
Cosa fare?
Ma chi cavolo mi ha tolto il foglio da sotto la sedia? Aiuto!!
Per un attimo pensai di fuggire! No, non era possibile interrompere neppure perché Show Must Go On! E neppure saltare il pezzo (gli altri non lo sapevano), quindi l’unica soluzione che mi venne in mente fu di improvvisare …tanto Borin, hai fatto il classico… no?

Sì, certo, ma non è che so parlare latino! E poi non mi ricordo nulla a parte rosa, rosae, rosae, rosae, e rosarum… rosis.
La nota di attacco era già stata data, non c’era tempo per discutere con me stessa e mi misi a cantare inventandomi di sana pianta le parole del brano, rispettando la metrica e la musica ovviamente!
E aggiungendo poi di “s” qui un poco di “-orum” là me la cavai, sperando con tutto il mio cuore che non ci fosse nessuno di veramente esperto perché – sennò – con la musica filologica sai che figura di melma?
Altro che filologia!!! Ma vabbè non era neanche colpa mia!
Per tutto lo spettacolo continuai a pensare dove cavolo fosse finito il mio foglio.

Dopo gli applausi, i complimenti, i ringraziamenti, il discorso di un assessore e dell’altro e dell’altro e ancora del sindaco senza ormai più il pubblico in sala, iniziai a cercare il foglio incriminato finché non lo trovai lì, solitario, in un angolo.
Mentre le luci si stavano spegnendo presi il foglio e con timbro sonoro esclamai: “Signori, sapete a chi appartiene questo foglio?”
L’ organizzatore mi rispose subito “Non ne ho idea, l’ho trovato sotto la sua sedia sul palco…è suo?” Il sangue mi salì (anzi trasalì) alla testa in un batter di ciglio. Ma li mortacci tua! Ma brutto…
Borin calmati, respirazione, sorridi, pensa che ti devono ancora pagare, contieniti, brava, rilassati, tranquilla e rispondi: “No, no non è mio”.
Feci finta di niente e sorrisi.

Infondo ormai che importanza aveva arrabbiarsi?
Tanto anche questa volta il vostro Soprano freelance preferito se l’era cavata benissimo.
Sfiga, non ti temo!
Alla prossima



















































































