83. Io e la Callas

La vita di un Soprano è fondata sul culto del suono che emoziona, sul dominio dell’aria e della voce, sulla recitazione e sulla melodia che arriva lì diritto al cuore di chi ascolta.

La “nobil professione de lo cantore” come direbbe il Tosi – autore di opinioni dei cantori antichi e moderni 1723 Bologna – è quella di muovere gli animi di chi ascolta a più miti consigli o profonde esplorazioni del proprio se.

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Infatti, la differenza tra emissione perfettamente tecnicistica e tecnica mista con anima è tangibile immediatamente, non ci vuole essere un musicologo o un “espertone” di musica classica, basta ascoltare invece che con le orecchie, anche con il cuore!

Quanti cantanti – ditemi – sono bravissimi ma noiosi?

Macchinette senz’anima e venditori di suoni che appassionano solo gli insensibili oppure quei critici spietati che trovando rifugio ai propri malesseri nel mondo feroce della lirica, sentenziano ciò che si può fare e ciò che non si può fare.

Se torniamo indietro nel tempo, alla piccola Borin, che cantava per la nonna usando il bucato adagiato nello stendino a mo’ di sipario, vedremo come l’inarrestabile istinto di raccontare, cantare e far sognare che albergava in questa bambinetta con il tempo si sia addomesticato, piegato e rinchiuso nella scatola mentale intitolata “inarrestabile desiderio di cantare nel mondo dell’opera”.

E perché poi l’opera e non il Jazz o il Pop?? 

Cari signori “il perché non saprei” e in effetti la cosa è senza motivo apparente alcuno, ma non conoscendo le intricate vie dell’anima e dei destini non c’è dato di sapere oltre.

E così mentre da adolescente le camerette dei miei compagni erano tappezzate di sexy foto di Kurt Cobain, Nicolas Rogers dei Take That, nella cameretta della Borin chi c’era??? La Callas.

E non finisce qui, infatti, mentre compagnetti bighellonavano su e giù per Corso Italia o marciavano campeggiando nei fangosi gruppi scout, io, la Borin, il vostro soprano freelance preferito, andavo al coro.

E mentre i miei coetanei iniziavano i primi amori, i primi bacetti e milioni di farfalle volavano di stomaco in stomaco, io ascoltavo La Traviata con gli auricolari a palla, conciata da morente, con la vestaglia fiori azzurri di mia madre, crollando esanime cento e cento volte alla settimana sul letto, tossendo ovviamente in silenzio per non essere scoperta.

 Alessandra stai facendo i compiti??

Sì mamma!! Sto finendo!!

In questo gioco teatrale l’unica mia spettatrice era Maria.

Lei era lì, davanti a me, abbigliata fastosamente da Medea, con quel viso perfetto e l’atto severo della mano tesa che sembrava dominare i cieli e gli inferi; degna di un quadro di David.

Accanto alla sua figura a lettere cubitali c’era una scritta che a memoria citava così: “L’unica mia arma, arma per altro molto potente onesta, è di essere sempre preparata.

Si può fare di tutto per sostenere un artista prima che si alzi il sipario, ma in scena parla solo il valore”

Ah, Maria!

Allora è colpa tua se sono cresciuta con ‘sto tarlo, pensando che bastasse studiare e basta! Magari! Forse ai tempi tuoi, ma qui, oggi, Maria, sappilo, è tutto un magna magna, un do ut des e quello che dai per il des lo decidi un po’ tu. E se non sei tu che des, lo des il tuo papino, lo zietto, il maritino dal loro conto. No? Ci siamo un po’ spiegati.

Ah, Maria! Come è mal ridotta l’arte di oggi, serva della politica, della TV, sempre affamata di fondi che non ci sono mai e poi mai per la cultura; mentre per giocare a Risiko (vero) si spande e si spende o no?

“Io sono la Callas non ho bisogno dei soldi lavoro per l’arte”.

Ah, Maria pure io lavoro per l’arte, ma le bollette come le pagavi? Dimmi un po’?

Una volta, poi trascorsa l’adolescenza, intrapreso il cammino parallelo dell’università e del Conservatorio, quel manifesto venne staccato dalle pareti e, come la mia cameretta, anch’esso non esiste più, se non inciso nel mio cuore.

Ma quella frase – signori – mi fu da guida quando mi addentrai nella feroce giungla del Conservatorio!

Il Conservatorio è un luogo alieno – signori – popolato da esseri mostruosi che godono della sofferenza altrui, che agiscono e si muovono contro gli animi delicati e sensibili.

E’ un posto adatto a quelle cattive rivali che tramano folli intrighi come nelle soap-opera degli anni ’80.

Giudizio e Paragone regnano sovrani e c’è la strana abitudine – vi dirò, forse, per tenere allenato l’udito – di parlare alle spalle e non davanti.

La mia formazione in quegli anni fu anche dell’anima, ero una broccola ingenuotta e lì proprio al contrario ad arrestare in piedi nonostante tutto e poi ho imparato che la competizione non ha senso e che ognuno ha il proprio talento… io l’ho capito ma molti altri no.

Basta fare ‘ste continue comparazioni: io sono più bello di lui, io so più bravo di lei, quello è più bravo di me! Ma che palle!!!

Certo io non possiedo le caratteristiche della Callas: altro fisico, altro timbro, altra natura vocale, ma vivere nel continuo paragone rapporto con il passato non ha senso.

L’ artista quello vero, deve trovare la propria dimensione e la propria personalità.

All’inizio mi dispiacque, ve lo dico, chiunque vuole essere come il proprio mito, ma lei è la grande Callas e io sono la Borin, il vostro semplice Soprano freelance preferito.

E così la lasciai lì, nella teca dei ricordi e mai avrei immaginato che le nostre strade si sarebbero incrociate di nuovo nel 2023.

Ah, il 2023 anno di anniversari, tra cui quello dei 100 anni della nascita di Maria Callas!

Come non farci un bel recital pure io? Nella forma del concerto teatrale??

Irrinunciabile e decisi che era il caso di rendere omaggio alla figura che tanto mi aveva ispirata … ma a mio modo.

Ovviamente avendo un altro repertorio non volevo impelagarmi cimentandomi in esibizioni non adatte, mescolandomi a quel mare magnum di soprani, di gente, che si era messa a cantare le arie più famose della grande artista in concerti e concertini a destra e manca.

E poi non mi sarebbe mica piaciuto elencare i suoi successi con piaggeria definendola “immortale”, in uno spettacolo che sfruttava solo il suo nome: quando le generazioni dei moderni di liceali – prova provata – manco sanno chi è!!!

Ma l’occasione era veramente troppo importante e persino Hollywood ci ha fatto un fil e io il vostro soprano freelance preferito non potevo essere da meno, o no?

E, quindi, poiché le sfide trovano sempre sponda sicura nella mente laboriosa della Borin, il vostro Soprano freelance preferito, pensa che ti pensa, pensa che ti pensa, pensa che ti ripensa mi venne un’idea di raccontare di lei dietro le quinte.

Lei che è più di tutte noi avevano vissuto gioie e dolori della vita da soprano.

E così, quasi per incanto, trovavo in Maria Callas per la prima volta non solo un mito da invidiare ma una donna il cui percorso di vita aveva con il mio molte cose in comune.

Abbiamo iniziato entrambe a cantare da piccolissime.

Maria per sopportare un’infanzia di fame e povertà fu sfruttata come un enfant prodige, mentre io perché nella mia scuola privata ci avevo il teatro, tutto qua.

Entrambe guidate dal canto siamo andate lontano da casa in cerca di fortuna e anche se i risvolti sono stati molto, molto e molto diversi perché ciascuno – giustamente – ha il proprio destino. Il prezzo che l’arte ti impone in lacrime solitudine è per tutti i cuori pesantemente identico.

Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropoulou trovò un insegnante che credeva in lei già a quindici anni e poi, giunta in Italia, incontrò l’industriale Giovanni Battista Meneghini che, innamoratosi di lei a prima vista, si propose di farle da manager! E grazie alla loro unione la Callas diventerà presto l’idolo di tutti i teatri.

Certo che Maria Callas era una bella macchina da soldi, soldi che spesso non amministrava né gestiva lei, ma il marito (poraccia).

Leggendo la sua biografia mi domando se sia mai stata amata per quello che era e non per quello che rappresentava.

Della bellezza che sapeva creare con la sua voce, i suoi occhi, la sua passione si sono cibati tutti con insaziabile e impietosa e famelica avidità, lasciandola prosciugata e distrutta tanto che morì da sola a Parigi dopo una vita di trionfi, scandali ma soprattutto rinunce.

Chi fosse lei, lontana dal suo personaggio, non è dato di sapere e, forse, ai miti non è neanche concesso di essere persone. Non credo sia stata felice se non per l’auto-soddisfazione di un ruolo ben eseguito

E quindi, signori, non mi sentirò offesa se mi si dirà che non solo come la Callas!

E meno male! Io voglio campare felice e libera cantando ciò che mi pare e rendendo gioiose le persone che vengono a vedere me.

Certo il sacrificio, lo studio e l’amore totalizzante per l’arte sono di passaggi necessari per una vera vita da soprano che non è per nessun artista serio una vita rosa e fiori.

E così il 2 dicembre 2023, in una sala magnifica, decorata da meravigliosi affreschi del Tiepolo, tutta gremita di pubblico ho raccontato e cantato la mia Callas: la vera vita da Soprano quella dei dietro le quinte lontana dai riflettori e dai lustrini quella che nessuno vede mai, di cui però c’è bisogno per far nascere la musica profonda che arriva al cuore.

La vera vita da Soprano è quella degli amori che ti distruggono l’anima, ma devi cantare lo stesso Ti amo, è quella dei colleghi invidiosi, di ritmi disumani, dei critici crudeli, della pietà dimenticata.

Ma nulla di questo importa, in fondo, al vero soprano perché come dice Hermann Hesse (il grande scrittore): “la vera missione dello spirito non è perfezionarsi per se stessi ma donarsi”.

Ho affermato con forza e senza ampollosi e vuoti discorsi quanto di lei Maria ci abbia donato indossando per sempre i pesanti abiti della Callas: come una vestale devota al sacro fuoco dell’arte immolando persino la propria vita pur di farci sognare, pur di rendere onore alla melodia e alla grandezza della Lirica.

Lo spettacolo volevo che fosse un rito di verità e musica, che fosse all’altezza di un personaggio degno di onore e rispetto che sono felice, felicissima, di aver realizzato mettendomi da parte.

E credo che – da lassù tra gli angeli- anche lei lo abbia apprezzato.

Di questo concerto teatrale accolto con grandi applausi e complimenti da parte di tutti: pubblico, amici, nemici amministrazione, sconosciuti non mi è rimasta neppure una foto… o meglio, tutti i presenti hanno semplicemente dimenticato di scattare un ricordo!

E persino il ragazzo incaricato, temendo di rompere la magia dell’atmosfera che si era creata, non ha avuto coraggio di alzarsi a fare un click di tutta la sala piena con me in fondo che cantavo!!

Che dire???

Porca puzzola!!!

Alla prossima. 

Immagine di Alessandra

Alessandra