82. Caccini al piccione

Nella vita di un Soprano freelance come me gli episodi incredibili si sono succeduti per anni e anni e anni e anni, tanto che alla fine non li conto neanche più. 

A volte riemergono, sovvengono all’improvviso dal passato come un fulmine a ciel sereno, come un temporale estivo inaspettato riportando a galla tutte le emozioni sopite negli anni.

A tal proposito, proprio l’altro giorno mentre stavo allegramente passeggiando per il centro della città guardando un gruppo di pasciuti piccioni che zompettavano allegramente tra i tavolini di un bar mi è sovvenuto alla mente di quella volta che …….

Correva l’anno 7000 avanti Cristo, e per caso (o per avventura) una giovane e spensierata Borin venne invitata a prender parte come muta commensale al convito regale che celebrava una cena ispirata ad un fatto storico avvenuto intorno al Seicento non mi ricordo con chi né dove.

All’interno di un grande e spazioso luogo adibito allo storico desinare per l’occasione erano disposte delle lunghe tavolate parallele e in fondo, modello ultima cena del nostro caro Gesù, dovevano star assisi coloro che impersonavano quei nobili di epoche lontane che vollero condividere con i propri braccianti e lavoranti un giorno di festa.

E così un po’ per scherzo un po’ per curiosità mi ritrovai all’interno di questo banchetto rinascimentale ove, tra una portata e l’altra, si svolgevano dei dialoghi poetici in italiano antico nonché dei duelli a fil di spada senza filo tra vari attori che impersonavano i giovinastri esuberanti della casata ai tempi proprietaria del luogo.

Io, per conto mio, ero molto divertita, avvolta nel mio abito mangiavo in disparte come un’invitata a qualunque osservando ed essendo osservata a mia volta.

Ricordo che avevo un bellissimo vestito azzurro con intrecci di damasco e ricami in perle che mi stava benissimo, per di più e per mia grande gioia il corpetto non mi stringeva, cosa che mi avrebbe permesso di strafogarmi senza ritegno. 

Finalmente in disparte, incarnavo perfettamente il ruolo di tappezzeria.

Ah, che pacchia, che relax! Praticamente ero sul palco senza l’ansia di alcuna esibizione!! 

I 200 commensali di fronte alla tavola dei nobili, allegramente brindavano e parlavano ad alta voce assaggiando con gusto piatti semplici e antichi tra cui il rinomatissimo piccione ripieno.

Povero piccione, non era forse già pieno prima di essere svuotato???

Fatto sta che la vostra cara Borin, il vostro all’epoca non ancora soprano free lance preferito, stava bell’ e bella facendosi i casi propri, se non che a qualcuno venne in mente di rallegrare ancor più la situazione già vivace coinvolgendomi senza il mio permesso! 

Ma p**** miseria, per una volta che riesco a mangiare aggratis e senza lavorare mi fate questi brutti scherzi??? Aiutoooooo!!!

Or dunque, mentre stavo slurpandomi il bis del rinomato piccione, venne verso di me un gentiluomo ben vestito con indosso un cappello riccamente piumato.

Io un po’ stordita alzando gli occhi dal piatto esclamai: “Si, ciao… dimmi!”.

Egli mi sorrise, io mandai giù il boccone guardandolo incuriosita e pensando: 

“E che vuole questo”? 

Ebbi un timore: cavolo Borin, la solita sfondata forse stai a magnà troppo e si sono accorti?

“Mi dica, Va tutto bene?”

Continuò a sorridere e tendendomi in maniera estremamente cortese la mano destra a mo’ di invito esclamò le seguenti parole: “Venga, carissima, sappiamo che lei canta!”

No! Mi hanno scoperto!!! Porca puzzola, chi è stato a fare la spia??? 

“Ehm, sì che canto, ma non adesso, non con la pancia piena…non posso” … e poi non ho fatto i vocalizzi e poi sto ancora digerendo i piatti che mi sono strafogata fino adesso c’è il rischio che invece di tirare fuori una bella nota venga fuori un …! Appunto! 

Ero pietrificata! 

Ma perché, perché, perché, avvengono queste cose ogni volta che cibo e canto si incontrano? 

La gente non lo capisce cosa c’è prima di un’esibizione! Se in tv la tagliano nel montaggio dei back stage la questione dei vocalizzi, io che ci posso fare???  

Ogni volta pensano che tu possa aprire la bocca e cantare come se fossi un jukebox, un automa!! 

Confesso che sperai di salvarmi fino all’ultimo la reputazione e con un nobile gesto, elegante, sorrisi ed esclamai

“Troppo onore messere, son qui solo come umile comparsa”. 

Ma il troppo entusiasta cavaliere si girò e, di fronte alla sconfinata tavolata di commensali giunti in quel luogo sperduto da ogni dove per rievocare questo banchetto avvenuto chissà quando e chissà dove, esclamò: “Signori silenzio, abbiamo per voi un canto di una gentile damigella”.

Immaginatevi la scena due punti: 

La Borin con la bocca piena che deglutisce sonoramente, gli occhi si dilatano a mo’ di foca terrorizzati alla vista di 200 persone che in pochi secondi dall’essere intenti a chiacchierare tra loro si girano contemporaneamente come un sol uomo e mi guardano incuriositi.

In quel momento calò un silenzio di tomba che sapeva tragicamente di attesa e ora Borin, ora che cavolo fai?

Sorrisi mestamente cercando di mascherare il terrore, il cuore che andava a mille, la sudorazione fredda… il cervello in confusione ero in trappola. Aiutoooo!!

Mi alzai con eleganza, sentivo in lontananza un rullo di tamburi era quello dei condannati a morte! Ah, no, è il cuore che mi batteva nelle orecchie, mi pulsava. 

Mi misi davanti al centro della sala come in trance, per tutti il centro della scena, per me il luogo del patibolo. 

L’unica cosa che riuscivo a pensare e ora che cavolo faccio?

Come sempre in queste rocambolesche situazioni invocai l’angelo del paradiso che credo sia stato inviato da Dio sulla terra esclusivamente per pararmi il sedere nelle mie avventure di vita da soprano, lo pregai di darmi un cenno, che si palesasse un barlume di idea nel mio cervello svuotato dall’ansia.  

Per prendere tempo lentamente sollevai con grande eleganza un meraviglioso bicchiere di “antica foggia” dal centro della tavola e con una forchetta rigorosamente finto-antica a due denti.

Lo feci risuonare con un leggero tintinnio… per rompere il silenzio circostante.

Inspirai e mi gettai nel vuoto, senza paracadute. 

Gentili signori – esclamai con voce sonora e ferma – son giunta pochi giorni or sono dalle terre di Firenze ove ho avuto l’onore d’essere ospite di un altrettanto magnifico banchetto gentilmente approntato in casa del nobile Conte Bardi di Vernio e del suo figlio graziosissimo conte Adinolfo. 

Ivi ebbi modo di ascoltare le nuovissime musiche che l’illustre Giulio Caccini con le sue figlie suol eseguire per dilettare le ore liete della Camerata. 

Queste Nove Musiche hanno così colpito l’animo e la mente mia per i lor soavi concenti, da rimanervi impressi e con la vostra benevolenza m’ appresto adunque, con umilissima mia dote, a prestare loro voce per dilettare anco voialtri signori in questo dì di festa.  

Tutti rimasero a bocca aperta sembrava che recitassi un copione scritto. 

Macché! Magari!! So io che c’ho l’angelo paraculo che mi suggerisce ‘sti paroloni, anche se c’è da dire che forse qualche vita me la sono fatta in queste epoche perché parlar antico me viene così bene!! 

E poi non avevo mica detto cavolate, veramente nel 1600 Giulio Caccini con la sua famiglia aveva dato alle stampe le Nuove musiche sostenuto dal Conte di Vernio e dalla Camerata de’ Bardi. 

Fu una vera rivoluzione per la storia della musica!

Ma torniamo alla giovane Borin, è nel suo abito azzurro, bicchiere in mano, duecento persone che la guardano, salivazione azzerata.

La presentazione era fatta, e ora cosa canto, pensai? Aiuto!!!

Ci vuole una roba semplice che tenga a bada e ben nascosti eventuali reflussi gastroesofagei…, ma che sia anche melodiosa, orecchiabile, graziosa e mi devo ricordare le parole.

Angelo paraculo: Salva me! Dammi l’ispirazione la respirazione! 

E così pensando alle ali dell’Angelo paraculo mi venne in mente Tu che hai le penne amore.

Mi diedi la nota col bicchiere giusto per fare un po’ di scena e iniziai a cantare a cappella. 

Quando finì ero pietrificata, come quando scampi la morte per un soffio… la tempesta era dietro di me, avevo toccato la riva ed ero sopravvissuta. 

Trascorsero 1, 2, 3 secondi di silenzio assordante e poi si scatenò l’inferno.

Gli applausi scroscianti riecheggiarono ovunque gli occhi pieni d’entusiasmo di 200 sconosciuti mi fissavano, ce l’avevo fatta!!!

Borin, Borin, brava Borin! Ma, come posso non volerti bene quando riesci a cavartela in queste situazioni allucinanti? Ma tu sei un genio! Sei meravigliosa! Sei fantastica!! Ti lovvo!!!

Eh, sì, ogni tanto bisogna anche farseli dei complimenti!!!! 

Non ricordo dopo come andò a finire tra complimenti, nuovi inviti (col cavolo che ci ritorno qui) e mille strette di mano. 

Una cosa mi ricordo, mangiai tre porzioni di dolce per compensare i venti chili e i 10 anni di vita persi in 5 minuti di terrore! 

Tornata nel mio angolo a fare da tappezzeria non vedendo l’ora di tornarmene a casa ringraziai il mio angelo paraculo con la mente, l’anima e il cuore) e pensai… “ma possibile che manco un pranzo aggratis riesco a godermi tranquillamente???? 

Evviva i piccioni!!!

Alla prossima! 

Immagine di Alessandra

Alessandra