77. Io e Franz

In questa puntata di vita da Soprano voglio inerpicarmi su, su, su nella scala del tempo andando però a ritroso, scendendo quindi giù, giù, giù nel remoto mio passato di giovane aspirante cantante, perché è proprio lì che iniziano i miei primi incontri con Franz.

Ma come Franz chi? Allora: escludendo il fidanzato di Sissi e Kafka, ma ovviamente sto parlando di Franz Schubert, l’autore della celeberrima Ave Maria!

Eh, già ditemi voi chi non la conosce?  Che poi il titolo originale sarebbe Ellen Dritten Gegang III Opera 52; e poi il testo sacro in latino ce lo hanno messo posticcio dopo, ma questa è un’altra storia!

Vuoi ascoltare il podcast letto da me?

Ascoltai questa meravigliosa melodia cinquenne o seienne, perché è presente in Fantasia quella della Disney, cartone di cui mi sono nutrita per anni e anni… mi è sempre sembrata bellissima finché ora, non la posso più sentire!

Eh, si! Mi è andata a noia! Non se ne può più di questa equazione soprano Ave Maria di Schubert, non se ne può più! Ormai l’hanno pure fatta in versione rock e metal.

Aiuto!!! Comunque la causa di questo cambiamento di rotta è stata la primiera affannosa ricerca di sbocchi lavorativi che erano necessari per campà, mentre tentavo la fortuna tra un’audizione truccata e un concorso raccomandato.

Eh sì, Franz in quel tempo fu la mia salvezza, ci capivamo al volo. Infatti ho cantato la sua Ave Maria ai matrimoni in tutte le salse con organo, violini vari, archi, arpe, oboi chitarre, fisarmoniche e tastiere di fortuna. Ah, che tempi…

Eh, sì, perché – a parte rare eccezioni – cantare ai matrimoni è un’esperienza…. Orribile! Orribile: tra chiese gelide, chiese soffocanti, parolacce dei fioristi in ritardo, fotografi che si grattano non visti in ogni dove, autisti di auto chic sbuffanti, lacrime di gioia di padri congestionati in vestiti troppo stretti, profumi stravolgenti, scarpe lucide accecanti, tacchi vertiginosi (come ci arrivi a sera vorrei proprio vedere), abiti di dubbio gusto di sposa, madre della sposa, testimoni, invitati, valletti e chi più ne ha più ne metta!

Non oso pensare in quanti filmini di matrimoni dimenticati nei cassetti io sia finita…

E dopo uno sbatti infinito non vedi l’ora che le tribù familiari, si dileguino, escano dalla chiesa …anche perché di te e del tuo canto – mentre fanno le foto e chiacchierano e firmano – come fossero al mercato non gli frega niente…ma che m’avete chiamato a fare se poi non mi ascoltate?

E puoi fare tutte le raffinatezze della terra, cercare le rispondenze liturgiche più coerenti della terra.

A loro interessa solamente l’ave Maria. E allora la cerimonia si ferma, tutti ti ascoltano…ti guardano come se  fossi tu la Madonna fossi tu che sai fare questa cosa coì sublime, una benedizione canora dei due novelli sposi… è tipo un passaggio obbligatorio

E poi non c’è modo di fare ragionare degli sposi.

Sa, a noi ci piace tanto l’Ave Maria di Schubert! Ce la potrebbe cantare…?

Guardi, volentieri ma sa che ne sono state scritte molte altre?

Ah, sì? Ma a noi piace quella!

Ma se non ne avete sentite altre! Perché sempre quella di Schubert?

Comunque, mai sputare nel piatto dove si è mangiato per anni male e poco, infondo a me è andata pure bene, perché con i matrimoni moderni tra Ed Sheeran, tra Gigi d’Alessio e altre canzoni Spop tipo amami, per sempre insieme blabla, la gavetta un giovane soprano manco in chiesa si può più fare.

L’Ave Maria di Franz Schubert comunque l’ho cantata pure ai funerali, esperienza altrettanto terribile per la mia emotività tanto sensibile con i funerali ho smesso quasi subito già che sono talmente empatica che mi ritrovavo a piangere con i parenti del caro estinto non riuscendo poi ad emettere alcun suono.

Non appena uscita dal vortice dei sacramenti che vedeva me e Schubert sempre insieme verso la vittoria di guadagnare un pasto caldo – quel tanto che bastava per non crepare di fame e chiedere i soldi a mammina e papino – iniziarono le mie avventure di vita con Franz, per cercare di evangelizzare il popolo italiano alla musica Vocale della Camera tedesca che – ripeto non è quella che si fa in camera.

Avvenne che appena diplomata mi venne commissionato un dunque così che appena diplomata mi venne commissionato un bellissimo programma, un concerto e riuscì a piazzare un programma di musica da camera con clarinetto!

Ah, che gioia, che felicità!! Avrei eseguito finalmente seguire il pastore sulle rocce di Schubert: Die  Hirt auf dem Felsen che è un pezzo bellissimo in cui il clarinetto che sembra volare tra le rocce delle Alpi austriache in mezzo agli alberi verdi e agli edelweiss. è la storia di questo pastore innamorato che sta in mezzo alla natura a pensare alla sua bella! Che storia green direte voi.. invece si trasformò in una storia dark…!

Si vi aspettiamo, come siamo d’accordo fino alle 16 ci sarà una piccola cerimonia ma poi la sala sarà libera.

Va bene, grazie per questa opportunità arriveremo alle 16 per provare l’acustica fino all’ora del concerto.

Giunti sul posto, una sala a pianta circolare… in mezzo vi trovammo…niente popodimenochè una: bara!!!

Sì, ci scusi ma c’è un ritardo nel ritiro del feretro, arriveranno tra mezz’ora, ma voi iniziate pure!!!

Ma porca zozzona, e noi dobbiamo provare con una bara in mezzo alla sala.

E fu così che con un poco di timore e stomaco rigirato, io il pianista e il clarinettista e il tizio dentro la bara condividemmo lo stesso locale per un po’, solo per un po’ per fortuna… noi provavamo l’acustica sperando che restasse dove era.  Mentre tutte le immagini di mummia e gli zombie affollavano la mia testa. Aiutoooo!!!!

Dopo qualche tempo riuscì a piazzare un altro concerto con il clarinetto il pianoforte in un piccolo festival di musica da camera, dove andò tutto bene tranne per la presentazione.

Infatti il povero ignaro presentatore che non aveva mai pronunciato un nome tedesco in vita sua definì il concerto Die Wanderer, cioè i viandanti come Di Wonder – in inglese – e non so perché la cosa mi piacque.

E prima di entrare sul palco tra gli applausi del pubblico immaginai me i miei colleghi in tutina rossa con la S di Superman a portare la super musica da camera in giro per il mondo.

Si, il pubblico fu felice ma si sa che il tedesco è un bel deterrente per gli italiani medi, con tutte quelle consonanti ch, th, z .. insomma, è roba poco smerciabile!

Eppure l’immaginario romantico tra amori infranti Gebrochene Liebe e cuori spezzati Trairige Herzen, Foresta Nera Schwarzwald, chiaro di luna Mondschein, martello di Thor Thors Hammer  e Fantastische Kreaturen come fate volanti die Fliegenden Feen, gnomi e nani, Gnome und Zwerge non è male… forse!

Gli anni passarono e abbandonai la speranza di fare una schubertiade in Italia!

Ma come cos’è una schubertiade?

La schubertiade è semplicemente un concerto fatto tutto da brani vocali di Franz Schubert!

E chi se l’è inventato questo nome? Beh, lui stesso poiché essendo un morto di fame poiché nessuno ai suoi tempi aveva intuito il suo genio, si organizzava delle serate in cui suonava musica sua per tirare a campare e mangiare qualcosa. 

Finché …una sera di marzo che ero al ristorante per festeggiare un compleanno mi arrivò inaspettatamente una telefonata!

Ciao Alessandra sono Andrea ci siamo conosciuti a Torino tempo fa e poi ti avevo proposto quei concerti a Lecce.

Ciao Andrea! Come stai? Che piacere!! Dimmi tutto!

Senti Avrei bisogno per il mio festival di musica vocale da camera di un tuo spettacolo su Schubert ti piacerebbe, dunque, fare una schubertiaede!!!

Beh, signore e signori, in quel momento uno squarcio luminoso irradiò il pianeta! Mi sentii sollevare da terra da tutti gli angeli del paradiso…  saranno stati i due bicchieri di vino che avevo già bevuto all’antipasto?

Sarà stato il locale tutto sbrilluccicoso? Non so, di sicuro, finalmente dopo tanti anni e dopo il mio sudato diploma e musica vocale da camera avrei potuto esibirmi in una vera schubertiade!

Ovviamente risposi entusiasticamente con un sì!! Il concerto si sarebbe svolto nel luglio nel foyer del teatro Verdi di Brindisi. Quindi cerca pianista, prenota volo, fai prove, trova una quadra, scrivi un copione, scegli i pezzi… arriva sul posto!

Ci accolsero all’aeroporto 45 gradi all’ombra e inaspettatamente Albano, con cui non potei esimermi da fare una foto ricordo!!

La sera del concerto si ruppe l’aria condizionata rotta da giorni non era stata ancora sistemata, ma che problema c’è a fare un concerto con 6000 gradi e il sudore che inzuppa il vestito di pailettes? Nessuno! Ma sì, e già che ci siamo, viste le richieste facciamone due di seguito tanto il sono La Borin, il super coriaceo e resistente unico soprano free lance, il vostro soprano free lance preferito! Fu un successone per me, la pianista-super-sayan Alexandra e, anche, per Schubert!

L’avventura con la liederistica – cari amici – continua ancora!

L’ultima schubertiade l’ho eseguita nel piccolo festival di musica vocale da camera Salotto Musicale, da me ideato, creato e cantato. Perché…. ricordatevi sempre che se vi piace fare una cosa, bisogna che ve la fate da soli.

Perché…. chi fa da sé, fa per tre!

Dovremmo pure sfruttarli ‘sti 7 anni di conservatorio… no?

E poi, in ultimo, si sa non tutti i geni vengono compresi in vita, nevvero Franz???

Alla prossima

Immagine di Alessandra

Alessandra