Nella vita di un soprano freelance come me, direste mai che ci siano state delle avventure con il caffè? Ebbene, sì infatti, tu bevi il caffè io lo canto!
Il caffè è una bevanda salutare nelle giuste quantità ma per me no, è proibita, è dannosa, è pericolosa perché altrimenti arriva lui, il cattivissimo reflusso!
Ma come ho già detto, ridetto e stradetto il reflusso è quella cosa orrenda che ti fa venire il catarro sulle corde vocali e che, quindi, ti fa cantare malissimo.
Preferisci il podcast? Eccolo qui, letto da me
Ah, il caffè è un sogno ad occhi aperti per me, una possibilità che non mi è concessa… caldo fumante, aromatico, senza zucchero.
Al caffè ci sono affezionata ci sono affezionatissima, ma da distante perché come vi ho già detto io il caffè non lo bevo, lo canto! E soprattutto mi evoca dei meravigliosi ricordi che voglio giusto giusto raccontarvi.
Ma per farlo dobbiamo andare molto indietro nel tempo.

Correva l’anno 2008 e tramite vari giri delle solite telefonate, mi assoldarono per uno spettacolo su Prospero Alpini! E voi direte: e chi è questo Prospero Alpini?
Ma come signore e signori? Ma come, non sapete chi è Prospero Alpini o Alpin?
(Alla veneta, come Borin cioè come me – che sono il vostro Soprano freelance preferito!)
Ok, resto nell’argomento…
Stavamo dicendo: Prospero Alpini, signore e signori, fu un medico botanico nato nel 1553 a Marostica la città quella con la piazza con gli scacchi e quella delle ciliegie.

Questo Prospero – nome shakespeariano – era un figo! Era intelligentissimo, bravissimo tanto che il 21 settembre del 1580 l’Alpini o Alpin partì da Venezia a seguito di Giorgio Emo nominato dalla Serenissima Repubblica di San Marco come console presso la città del Cairo, in Egitto.
E lui – questo Giorgio – se lo portò dietro questo Prospero Alpini perché voleva con sé un medico di grande qualità.
E fu una fortuna per Prospero Alpini e per noi tutti perché, in Egitto il nostro medico botanico conobbe un decotto nero e amaro, ancora sconosciuto in Europa che si chiamava caffè.
Nel libro che scrisse in seguito De Medicine Egiptorum troviamo queste parole “Tanto quanto molti dei nostri vengono visti nelle bettole nelle caverne a indulgere nel viso ubriachi, così quelli gli egiziani e gli arabi si dedicano a bere il caffè”

Approfondendo la botanica egiziana importò il caffè in Europa, animato dalla continua ricerca di rimedi e metodi che potessero alleviare la sofferenza dei malati… non è forse il caffè una buona medicina?
Lo disse pensate anche Verdi che ci pranzavano col caffè “Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito” lui che da giovane ne aveva preparati e serviti di caffè, perché non ci crederete ma il caro Giuseppino Nazionale quando era giovane faceva il cameriere dove nell’osteria insieme alla madre al padre che ci avevano, appunto, questa locanda che era un punto di riferimento per tutto il paesino di Roncole di Busseto.
Ma torniamo al nostro Prosperino che nel 1594 fu nominato prefetto dell’Orto Botanico di Padova, titolare anche dell’insegnamento pratico di Ostentio Simplicium che non è una formula di Harry Potter, ma quella materia che era dedicata alla dimostrazione del valore delle piante medicinali coltivate appunto nell’orto botanico di Padova.

Insomma è grazie a lui se oggi noi beviamo il caffè al bar, perché lui lo conobbe Egitto, dall’Egitto lo portò a Venezia e da Venezia il caffè si diffuse in tutte le capitali d’Europa.
Quindi proprio a Marostica, sua città natale, nella sala affrescata del Castello inferiore (perché ce n’è uno superiore dove ho cantato un’altra volta e mi è successa una cosa incredibile ma ve la racconto un’altra volta), io il vostro Soprano freelance preferito partecipare a una grande manifestazione il suo onore come artista.
Infatti in onore dell’illustre cittadino si era organizzato un mega spettacolo con teatro musica e danza.
All’epoca cantavo musica del Cinquecento, in questo spettacolo bellissimo di cui ovviamente non mi ricordo nulla mi ricordo. Mi ricordo solo che ripercorrevamo un certo senso la vita del Prospero Ma le cose però di quello spettacolo le rammento… la prima è la danza d’epoca.
Eh sì, assieme a noi c’era una compagnia di danza storica che aveva delle movenze tanto aggraziate, tanto armoniose con questi bellissimi vestiti con queste stoffe colorate che ondeggiavano su e giù.
E poi mi ricordo il pubblico, un pubblico pessimo perché, finito lo spettacolo, scomparve letteralmente nel nulla in un battibaleno per essere dove, secondo voi?
Al buffet!!!
Infatti dopo lo spettacolo c’era un bellissimo buffet ricco di dolci e prelibatezza veneziane d’epoca con il caffè… Ah, signori ancora mi viene in mente quel profumo di caffè e quel profumo di dolci magnifico e la delusione!
Sì, la delusione che ne seguì! Infatti il vostro soprano freelance preferito non poté apprezzare nulla di nulla di tutta questa roba né di tutta questa abbondanza… perché? Perché si erano mangiati già tutto!

E diciamocela, diciamocela la verità: pare che la gente non mangi a casa per sbafare nei buffet!
Ma vi tenete tutta la fame per i buffet dopo i concerti? Ma non mangiate a casa prima? E poi non pensate mai a quei poveri artisti, quei poveri musicisti che si devono cambiare e che, quindi, arrivati nel momento clou non gli resta mai niente?
Crudeli, insensibili e irrispettosi! E comunque l’esperienza insegna di andare al buffet con il vestito da sera così almeno qualcosa riesce a recuperare ma, comunque, per fortuna i concerti col buffet non li faccio più.
Lo spettacolo “L’elogio del caffè” ebbe così tanto successo che fu selezionato pensate per andare all’estero! Infatti l’anno dopo per la settimana della lingua italiana nel mondo, con tutta la compagnia teatrale e i musicisti, mi imbarcai per Bratislava!
Facemmo in un pulmino bellissimo e scomodissimo un viaggio fino a quella città; che avventura andare fuori dall’Italia a soli, noi con la nostra arte e un bel sacchetto di chicchi di caffè a raccontare a tutti la storia del dimenticato Prospero Alpini.
E fu così che il 18 ottobre del 2009 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava cantai, in occasione della nona settimana della lingua italiana del mondo – sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana.

Insomma “L’elogio del caffè” fu una grande occasione e fu anche una cosa un po’ comica ve lo dirò da chi c’erano contemporaneamente due anime in questo spettacolo. La manifestazione si svolse in lingua italiana con l’interpretariato simultaneo
Quindi immaginatevi i miei colleghi attori con tutto il loro afflato artistico recitare tutta questa storia e poi dall’altra parte la mazzata della traduttrice che toglieva ogni poesia in questa lingua strana abbastanza piena di consonanti! Amen!
Ricordo che il palazzo era bellissimo la sala meravigliosa tutta con gli Stucchi dorati e gli specchi, il concerto comunque venne molto apprezzato fu entusiasmante e fumo veramente acclamati come degli eroi! E poi vi dirò bellissima Bratislava con la sua piazzetta caratteristica e queste statue che spuntavano di qua e di là.

Gli spettacoli programmati erano ben due e nell’unico giorno libero andammo in treno a Vienna, la città di Sissi l’imperatrice dove – ovviamente mangiai – a sbafo una super Sacher, anzi due e mi comprai un sacco di spartiti musicali
Ma l’esperienza del caffè non finisce qui perché, ma voi lo sapete che c’è una bellissima piccola composizione sul caffè?? Correva l’anno 1734 e venne messa in scena presso il caffè Zimmermann a Lipsia la cantata umoristica di quel bacchettone di Johann Sebastian Bach, in cui un padre il signor Schlendrian, si lamenta della figlia Lieschen che a causa del caffè è divenuta disobbediente. Ma lei continua a protestare per le limitazioni imposte da padre e afferma che senza una tazza di caffè al giorno si trasformerebbe in un “pezzo di montone secco”.

Ma il padre non demorde, se continuerà a bere caffè le proibirà le passeggiate e non acquisterà per lei né abiti né nastri per cappelli né le permetterà di sposarsi!
Lieschen allora cambia idea, promette di non toccare più il caffè e chiede a suo padre di andare lo stesso giorno a cercarle un corteggiatore. Ma la ragazza, furbetta, mette un annuncio che sposerà solo chi le permetterà di bere il caffè poiché “proprio come un gatto non smette mai di prendere un topo, le ragazze non smetteranno mai di bere il caffè”.
E, brava Lieschen, un applauso!
Ma non trovate sia una storia graziosissima? Si? E invece no!!!!
Ci ho provato a proporla qui e lì ad assessori e produttori di caffè ma niente da fare! Un vero buco nell’acqua!!! Vabbè pazienza le mie splendide idee aspetteranno momenti più propizi!

Mi resta però il fatto di aver cantato l’aria del soprano col flauto, quella che descrive l’aroma del caffè che si espande per la stanza e con chi lo ha fatto? Con i miei cari amici Massimo e Alessandra.
Comunque, mai perdere le speranze e chissà che un giorno prima o poi io non riesco a realizzare il mio progetto sul caffè, in modo che poi tutti possano conoscere la vera storia del caffè e in modo che, ordinandone uno al bar, tutti pensino con gratitudine a Prospero Alpini e con simpatia alla storiella di Bach.
Alla prossima!



















































































