Nella vita di un Soprano freelance – come me – a volte capita di fare dei brutti incontro, e l’incontro più brutto, più orribile, più terribile è con l’innominabile, il crudelissimo, il cattivissimo, l’ingestibile microfono!
Ebbene sì, questo oggetto ormai di uso comune che vediamo essere utilizzato in maniera così frequente da tutti e in ogni dove, da questo e da quel presentatore della parrocchia fino alla grande Star della tv è, in realtà, uno oggetto infernale, soprattutto quando viene impiegato nella lirica!
Infatti, cari signori, ogni posto ha il suo canto: il teatro per la lirica, lo stadio per il pop e il bagno per tutti gli altri.
L’errore primigenio fu proprio quello di portare la lirica nei parchi e negli stadi, ma ditemi che senso ha? Si perdono le sfumature e quel suono naturale, magnifico le nuance e tutto il mélange tra voce e orchestra a cui compartecipa la parete del teatro, il lampadario, le tavole del palco e pure la tenda del sipario!
È una magia quella che si crea in un teatro, che non si può riprodurre al di fuori! Mettetevela via!
Preferisci il podcast? Eccolo qui, letto da me
Questo mal costume generale di microfonare pure una zanzara, di autotunare un rospo per far cantare anche i cani sta dilagando in ogni dove, pare che il mondo sia diventato improvvisamente tutto sordo… e lavatevele ste orecchie, no??? Deve essere per forza sempre tutto FORTE?
Non si può vedere… anzi sentire, pure in una stanzetta di cento metri quadri serve il microfono, pure nel teatrino da 150 posti l’orribile oggetto è onnipresente: tanto che io lo so, la Callas, Di Stefano, Del Monaco e tutti i grandi cantanti si stanno rivoltando nella tomba.
Come gettare via anni di sapienza nell’arte del canto e di studio raffinatissimo e certosino delle risonanze tramandato e accumulati nei secoli?
Bene, è facile! Cantando l’opera col microfono!
Ma che sarà mai, direte voi!
Eh, no!!!! Dobbiamo salvare la tradizione e proteggere quanto di bello è stato creato!!!
Le opere d’arte stanno nei musei, per farle apprezzare da tutti mica si portano in piazza? Si perde il rito, si perde la magia, si perde la contemplazione. E ve la immaginate voi La Pietà di Michelangelo in Piazza di Spagna??? Che fine farebbe?? No!
L’opera e il microfono non possono stare nello stesso concerto!

Cari signori lo sapete benissimo che noi lirici ci impieghiamo anni, anni e ancora anni per cercare di sviluppare il rapporto corretto tra la pressione dell’aria e il suono delle corde vocali in modo che tutti i risuonatori possano vibrare liberamente: noi ci regoliamo a orecchio noi siamo in grado di superare il volume di un’orchestra!!!!
Ebbene immaginatevi, voi, questa potenza di suoni venire accartocciata rimpicciolita e compressa da una piccola linguetta di metallo, secondo voi c’entra? No, che non c’entra!!!!
Non ci può entrare, se non per poi uscirne completamente rielaborata e parzialmente impoverita.
A meno che non si abbiano microfoni da mila e mila euro!
E chi ce l’ha questi microfoni???
Praticamente nessuno!

E vogliamo parlare del mixer e delle casse??? Per la lirica non vanno bene le casse del pop. Insomma, quando si rielabora qualcosa di naturale è impossibile che resti naturale.
Orbene, vi racconterò uno anzi due di questi terribili incontri con questo oggetto orribile… che ancora al pensar mi rinova la paura!
Correva l’anno 2020, estate, dopo il caos che aveva coinvolto mezzo mondo ero riuscita ad ottenere un bellissimo concerto all’interno di un parco di una villa che naturalmente per disposizione era creato ad anfiteatro, gli edifici circostanti costituivano questo bellissimo semicerchio per avere questo un teatro all’aperto meraviglioso!
Questa villa famosa nel circondario da decenni da decenni ospitava grandi concerti lirici, finalmente era mia!!!

Avevo preparato per l’occasione uno stupendo programma basato sui notturni con aria da camera e arie d’opera! Dopo aver studiato e studiato con il mio pianista dell’epoca sin nei minimi dettagli le sfumature di suono ero sicura che sarebbe venuto tutto bene, ma soprattutto ero sicura che il rumoraccio di qualunque trattore, di qualunque macchina, di qualunque motoretta dalla marmitta rielaborata non sarebbe penetrato, non sarebbe giunto del momento clou della serata (sicuramente il pianissimo) perché era un posto perfetto, era un luogo protetto.
Ed eccomi là: il silenzio, la notte stellata e la voce c’era: vai Borin!!!
Ricordo che allegra e pimpante ero giunta nel luogo quando sul palco vidi troneggiare un orrendo microfono, con asta!
Oddio, il mio territorio è occupato da un mostro!
Temetti per un attimo che il castello di bellezza che avevo creato nella mia mente potesse crollare da un istante all’altro, ma il mio ottimismo – purtroppo – mi persuase che era tutto contrario.
Ma no, Borin ma figurati! Vuoi che abbiano deciso di amplificarti senza dirtelo???
Ma sarà
sarà per il presentatore, vai tranquilla, non ti preoccupare!
E così, trascorse del tempo (troppo) perché, una volta arrivato il pianista e salita sul palco vidi tutto un reticolo di fili e di microfoni intorno allo strumento!
Nooo.. ma che succede??? Non ero preparata a questo, e così andai dal tecnico…
“Mi scusi… mi scusi signor tecnico, ma lei si occupa solo delle luci stasera, nevvero?”
Beh, no io sono qui per amplificare le voci e il concerto!
Cosa? Amplificarmi? No!!!

Un brivido mi percorse da capo a piè, ma che cazz… ma che cosa sta dicendo?
“Scusi, ma è un concerto lirico, non serve il microfono… io non uso il microfono!
Mi dispiace ma lavoro è già svolto, dovete assolutamente togliere tutta questa amplificazione.
Non è possibile, sa, io canto senza microfono”
Ma guardi è stato deciso così e cos’ è, sennò io qui che cosa ci sto a fare?
Beh, non vi sto a raccontare, iniziò un tira e molla sempre più acceso in cui si intromise pure la committenza che era appena arrivata!
Ma porca miseria, ma che cavolo… ma che, ce l’avete con me? E io come ci sento?? E come faccio a riequilibrarmi tutta quanta? Come mi regolo??? Aiuto!
All’appaluso iniziale mi sentivo come Maria Antonietta al patibolo, prima che le tagliassero la testa.
Avvolta nel mio scintillante vestito mi diressi passo dopo passo verso il mio triste destino, verso un concerto in cui ero amplificata… che umiliazione!
Mi scusi sa, ma come lo vuole il microfono, in mano?
Ma come in mano? Ma porc…. Ma che cav…. ma che ce l’avete con me stasera?
Ma mica è un concerto sPop!
Come faccio a fare un’aria d’opera con il microfono in mano?
Allora – guardi – glielo lascio sull’asta. Però stia attenta anche camminare sul palco perché ne metto anche alcuni panoramici qui per terra.
Come per terra, non ce ne è solo uno? Ce ne sono quattro!!!
Ma porc.. Ma che cav… ma che, ce l’avete con me? Manco me posso muovere adesso?

Ed eccomi lì impalata in mezzo al palco senza potermi spostare, col doppio ritorno della mia voce che usciva dalle casse e si rifletteva sulle pareti degli edifici di fronte con un fastidiosissimo micro ritardo… non sapevo più cosa fare ogni volta che mi muovevo di 5 cm sentivo i miei passi risuonare come quelli del terribile uomo delle nevi… e tutti i gesti che avevo preparato e i vari passeggiamenti sul palco erano ormai impediti. Ma perché tutte a me?? Perché???
Dovevo oppormi, Borin dovevi opporti! Hai sbagliato! Aiuto!

Cedere, eh sì, cedere fu un errore! Fu uno dei concerti peggiori della mia vita, solo ansia e tanta delusione!
Ovviamente il pubblico non si accorse di nulla o quasi. Che ne sapeva che io stavo là imbacchettata come una mummia egiziana?
E poi, ormai, la gente c’ha le orecchie foderate di prosciutto!
Io mi accorsi che il suono che usciva da quel cavolo di microfono era tutto metallico, non mi riconoscevo più il timbro, non mi riconoscevo più la voce.
Io me ne accorsi e anche chi mi conosceva.
Ale, ma non hai cantato con il tuo solito sprint!
E ci credo, in questa condizione????
Beh, da quel momento, ogni volta che mi chiedono se voglio essere amplificata la mia risposta gentilmente incontrovertibile è: NO!!!!

Ma non è finita qui. Successe anche nel concerto di capodanno del 2023…
Tutto perfetto, teatro, orchestra, vestito scintillante… lo stesso – secondo me – che porta jella (non me lo metto più).
Successe che tutto era perfetto e alla fine grande applausi!

Ero così soddisfatta, tutti erano felici!
Ah che gioia, che felicità… sommersa dai mazzi di fiori profumati.

Iniziai a commentare il concerto con i miei più cari amici.
Si, si tuto bello! Si, si ma..
Ma cosa?
Eh, peccato… strano perché non ti si sentiva tanto bene stasera!
Ma, ma, ma come?? Come? Come non si sentiva la voce?
In quel momento mille paranoie arrivarono nella mia mente!
Oddio non mi sente!
Oddio non sono capace!
Oh, sono una cantante fallita!
Non mi si sente con l’orchestra …Oddio sto studiando per niente???
Devo cambiare la mia tecnica?
Cos’è andato storto?
Aiuto!!!!
Stavo già per buttarmi dal ponte quando sul palco oramai vuoto, vedo che alcuni tecnici che smontano dei microfoni.
Ma che ci fanno dei microfoni in mezzo all’orchestra???
Mi avvicinai curiosa e anche un po’ indispettita.
“Scusi… ma come mai voi state smontando dei microfoni?”
Eh, signorina, ci hanno detto che lei non voleva il microfono perché a lei non piace e l’abbiamo messi solo all’orchestra.
Rimasi senza parole… che delusione!
Quella sera tornai a casa con l’amaro in bocca.
Questo microfono, questo maledetto microfono è davvero una gran rottura.
Eh sì, i tempi cambiano… pure all’arena di Verona i cantanti. ormai si fanno amplificare…
La saggezza dice che bisogna capire i propri limiti, e io sono di fronte ad un nemico potente che non si può abbattere!
Tanto vale girare al largo ed evitare gli incontri.
E al massimo farci amicizia, ma solo quando serve.
Per esempio, per registrare i podcast!

Alla prossima!



















































































