Nella vita di un soprano freelance come me, il tempo e lo spazio si annullano.
Io vivo nella storia mentre vivo la mia di storia.
Amo così tanto i compositori delle musiche che canto, che per me è come se fossero vivi! Gli parlo anche, ma questo è meglio non farlo sapere al pubblico.
Ma avevo mai detto che tra i miei preferiti c’è proprio Rossini? Nato a Pesaro tre mesi dopo la morte di Mozart, il 29 febbraio 1792, sull’atto di battesimo venne scritto Giovacchino Antonio ma Rossini preferì sempre farsi chiamare Gioachino con una C e più raramente Gioacchino con due C, comunque egli si firmò sempre G. Rossini per non creare equivoci, credo.
Lo so, lo so e lo so che anche voi conoscete Rossini per qualche musica presente nelle pubblicità, ma io mi sono innamorata della sua vita, non solo della sua musica. Io mi sono innamorata della sua umanità. Beata Olympe Pelissier che se l’è sposato, in seconde nozze chiaramente.
Prima si era sposato con una grande soprano la spagnola Isabella Colbran, ma si sa che i soprani sono dive, antipatiche, altezzose e tutto il resto di quello che c’è di negativo! Tutte tranne me, ovviamente, che sono il vostro soprano freelance preferito.

Rossini fu amante della buona tavola e delle belle donne, un uomo pacato, incline alle battute piene di ironia. Ce lo immaginiamo scherzare con la sua cadenza mezza marchigiana e mezza romagnola.
Rossini scrisse la prima opera all’età di 15 anni e compose 39 opere in 19 anni, lavorando su contrasti di timbri, esaltando strumenti secondari, creando una musica che non c’era mai stata prima, rivoluzionaria, vitale che incendiava tutte le convenzioni.
Lui veniva da una famiglia poverissima, e, pure andando bottega da un macellaio per imparare il mestiere, il piccolo Gioachino prese anche lezioni di spinetta che è una specie di clavicembalo piccolo, che è un pianoforte senza martelletti, che è la spinetta, insomma.

Iniziò a far musica con sua mamma che cantava illegalmente nei teatri per arrotondare, venne scritturata persino nel teatro di Jesi.
Dico illegalmente perché a quei tempi Pesaro e provincia era parte del papato. Il Papa non voleva che le donne cantassero. All’epoca Gioacchino era così talentuoso che già ha dodici anni componeva e cantava con un certo successo e una bellissima voce soprattutto nelle chiese.
Egli amava spassionatamente sua madre e stava sempre con lei (anche perché il padre era in galera). La madre, Anna, donna allegra e solare, lo salvò letteralmente, in un certo senso gli salvò le palle. Ella infatti si oppose con tutte le sue forze alla proposta del cognato di castrare il ragazzo per conservargli la voce bianca.
Lei gli promise dunque di diventare un uomo anzi il compositore più famoso d’Europa. Infatti in carriera ottenne contratti con i più grandi teatri, un’enorme successo prima del suo improvviso abbandono delle scene.

Dopo la morte della madre infatti iniziò a soffrire di depressione e si ritirò dal mondo del teatro a vivere solo il ricco straricco in una lussuosa villa nei pressi di Passy, nella campagna parigina. Ed è qui che inizia il mistero. Egli non smise di comporre, ma non pubblicò più nulla di quanto aveva scritto.
Chiudeva personalmente in un armadio a posto nella sua camera da letto le proprie composizioni, tanto era la paura che qualcuno potesse sottrarle a sua insaputa. Venivano eseguite vi chiederete? Sì, ma solo in privato, nelle riunioni del sabato pomeriggio quando Rossini apriva il suo salotto gli ospiti.
Andare a trovare Rossini a Passy era il primo dovere mondano di qualsiasi personalità soggiornasse nella capitale francese a quei tempi.
Ecco che se noi potessimo farci un salto nel salotto di Rossini – con un salto nel tempo – ci incontreremo di scrittori come Dumas pittori come Delacroix o Gustav Dorè e musicisti come Listz, Verdi, Wagner.
In questo modo che nascono più 150, 200, 300 brani tra cui le Soirées Musicales, composizioni per voce e pianoforte.
Il grande Stendhal scrisse in proposito: “Uno sciocco che vede per la prima volta alcuni schiavi negri crede che si assomigliano a tutti.
Le graziose arie di Rossini sono come i negri per gli sciocchi”.
E siccome io oltre Rossini amo pure Stendhal e non sono sciocca e neppure voi, ma sono il vostro soprano freelance preferito, ho ben pensato di eseguire le Soirées Musicales e raccontare a tutti quanti questa incredibile storia: quella di Rossini.
Eh sì perché come voi sapete il luogo sapranno freelance non ama solo cantare, ma ama anche raccontare perché per amare la musica bisogna anche amare chi l’ha fatta!!! E poi io sono curiosa di sapere questa musica dove è nata, come è nata e perché è nata!
Ditemelo anche voi, non è eccitantissimo sapere le cose? Io lo trovo eccitantissimo anche spacciare questo sapere che ho appreso, condividerlo con tutti quanti!
Signore e signori è arrivato l’arrotino! No! È arrivata la Borin che vi racconta e vi canta della vita straordinaria e degli amori di Gioachino con una C Rossini.

E così mossa da questo afflato da questo entusiasmo inarrestabile per ben tre volte (cosa rarissima per me che vivo di progetti originali) ho cantato le sue arie musicali nell’ordine di stampa: La promessa, Il rimprovero, La partenza, L’orgia, L’invito, La pastorella delle Alpi, La gita in gondola, La danza.
La prima volta che ebbe l’occasione di cantare le Soirées Musicales fu nel lontano 10 giugno 2018 alle ore 21.00 nella chiesa vecchia di Biadene a Treviso in un festival che voleva valorizzare niente poco di meno che la chiesa sconsacrata naturalmente dove c’era il primo affresco del Tiepolo.

Non sto sa dirvi che lo spettacolo come venne accolto… Beh, fece un grande successo! Applausi e perché fece un grande successo perché le cantai decorosamente bene! Perché diciamocelo tutti piace sapere i cavoli altrui altrimenti le riviste che leggiamo in fila dal medico a cosa servono?

Anche la seconda volta il 17 gennaio 2019 alle ore 16.000 fu un plauso generale. Contattata per un pomeriggio culturale della società Dante Alighieri, in una bellissima sala raccontai di persino dell’episodio del 1822 quando Beethoven andò a trovare Rossini che era di passaggio a Vienna per dirgli – non troppo velatamente – che non avrebbe potuto che comporre opere comiche.
Una cosa che ha un po’ il sapore dell’invidia!
Beh, Rossini lo accolse con un pitale di pipì sul tavolo tanto per fargli capire che: “Oh, Ludovico, ma sai a me che me ne frega di quello che pensi tu?”

Ovviamente tutto questo racconto ho sempre cantato gli otto pezzi delle Soirées ovvero: La promessa, Il rimprovero, La partenza, L’orgia, L’invito, La pastorella delle Alpi, La gita in gondola, La danza.
Ricordatevi che sono sempre il vostro Soprano freelance preferito.

E la terza volta dovendo cambiare pianista, proposi il progetto il mio maestro di pianoforte complementare del Conservatorio che incontrai per caso per la strada mentre stavo pensando a chi poter proporre questo progetto!
E voi dite che il Caso non esiste? Io ve lo dico a scuola – cioè al Conservatorio – ero un disastro non si studiavo mai pianoforte!
Il mio maestro aveva le mani nei capelli e mi diceva “Borin, sei un disastro!!Studia un po’ di più!!!”

Però la verità è che a me la mano sinistra mi fa sempre male, non riuscivo a fare gli accordi, a fare i passaggi e non è una scusa… io, infondo, ho avuto un incidente!
No, non è una scusa… è vero, ve lo giuro!! Ma, ma non ci credete?
Beh, ve lo dico ho fatto un naufragio …sì, quello con la barca in mezzo al mare… ma questa è un’altra storia.
Per finire questo rapporto tra me e Rossini, comunque anche il terzo concerto fu un successo e ne sono tanto contenta!

E poi fare musica col tuo maestro quando a scuola eri un disastro, non ha prezzo.
E siccome i proverbi hanno sempre ragione ora concentratevi, ora incrociamo le dita perché se non c’è due senza tre, e il quarto vien da sé.
Alla prossima.



















































































