72. Pratico manuale per la compilazione dei programmi di sala

Nella vita di un Soprano freelance – come me – la pazienza è fondamentale per mantenere il controllo di questa pazza e imprevedibile esistenza.

Infatti, a dispetto di quanto si voglia far vedere nei social, le cose quasi mai filano lisce come uno vorrebbe o come te lo sei immaginato prima dello spettacolo! Magari!!!!

E ce ne è sempre una a romperti i “cabbasisi” nel paniere, a farti roteare le eliche e a distoglierti dall’equilibro psicofisico che hai duramente perseguito con lezioni su lezioni di mindfulness, yoga, pilates …Om… non contando le sedute dallo psicologo.

Ebbene, se la pazienza potesse essere un oggetto di paragone, io – il vostro soprano free lance preferito – faccio concorrenza a Giobbe; ma la via della santità è ancora lunga e irta di pericoli e agguati.

Comunque, con soddisfazione posso dire che ci sono poche cose che oramai mi fanno perdere le staffe, anzi pochissime! E brava la Borin. Eh, brava si, ma non bravissima!

Infatti, c’è qualcosa che ancora mi fa inc***** di brutto … cosa direte voi?

Quelli che si tagliano le unghie in treno??? No!

Quelli che si fermano ad osservarti mentre stai parcheggiando con difficoltà? No!

I pianisti che non rispettano i tuoi respiri necessari alla sopravvivenza perché “Bisogna andare a tempo”?

La verità cari amici è che se è rimasta ancora una cosa che scalfisce la mia inossidabile pazienza è: vedere un programma di sala fatto male!

Ma porca miseria, ma $%&°ç§ç!!!! … la smettiamo di scrivere le robe a caso???

Ma non vi entra in quella zucca che anche la musica ha un suo linguaggio specifico e necessario?

E no, non mi arrabbio perché sono una persona precisa (figurati), non lo faccio perché sono una persona pedante e né perché sono una persona tradizionalista.

A me, diciamocelo, non mi fregherebbe niente… ma proprio niente di niente se non fosse che …

Esatto! Se non fosse che …

Esatto!! Se non fosse che il programma di sala serve come testimonianza e valutazione del nostro operato.

E, infatti, i programmi di sala vanno gelosamente custoditi! Ma lo sapete voi che io ho scatole su scatole di programmi di sala dei miei concerti dal 2000 Avanti Cristo a oggi, e che dimostrano la mia attività di soprano? Il vostro soprano free lance preferito! Olè!

Immaginate, prima dell’avvento di Internet, Facebook, Instgram, Tik e Tok e gli altri social; ma come fai a dimostrare che sei stato lì, e che hai cantato proprio tu quel pezzo e che sei stata tu la solista?

Eh, sì, cari amici, che cosa resta della musica live dopo un concerto? Non resta nulla, niente, zero, un rien…

Chi c’è c’è, e chi non c’è si attacca. E quindi a parte quelle dieci, cento, duecento, trecento, cinquecento, mille persone chi volete che sappia quanto è accaduto quella sera?  Nessuno!

E così l’unica arma che ti resta contro la dissoluzione totale nell’aere trasparente della tua voce, delle tue fatiche, del tuo studio indefesso e del tuo volli, volli fortissimamente volli, la sola cosa che resta della magia di quella serata è il programma di sala.

Ed è nel foglietto accartocciato che hai recuperato tra le sedie (perché ne hanno stampati pochi per risparmiare), sì è proprio in quel foglietto è lì che resta tutto quello che ti resta e che viene usato come metro di giudizio da chi deve valutare la tua professionalità.

E parliamone di questa cosa assurda, incredibile, inimmaginabile. L’assegnazione di un punteggio per titoli artistici fatto da queste commissioni è basato sui programmi di sala, non contando che a volte un concerto in un grande teatro viene cantato peggio di un concerto fatto in un posto meno noto. Ma chi lo sa?

È il contenitore che da valore al contenuto o viceversa?

Ardua domanda, signori e signore, un rebus irrisolvibile e penalizzante.

E poiché la strada per La Scala è ancora lunga, sebbene non manchi la qualità, è qui che finalmente capirete voi che voce, canto e soprano non potranno essere mai sinonimi accanto al nome di una persona in un programma di sala, se non sinonimo di approssimazione di chi compila una locandina o un programma di sala!

E a niente valgono in “ma sì”, “ma dai”, “ma va bene”, “e che vuoi che sia?” “dai che è lo stesso” dei miei colleghi!

Ma come ma è lo stesso???

Ma, vi pare uguale chiamare una zucca zucchina poiché è nella stessa famiglia di ortaggi?  

Ma vi pare normale scambiare la viola con il violino? Ma sì tanto hanno la stessa forma… un po’ più grande un po’ più piccolo che vuoi che sia?

E allo stesso modo un professore non è un maestro! O no?

Anzi questi tentativi di calmare la mia ENORME frustrazione, di bloccare il fumo che con evidenza mi esce dalle orecchie… beh, mi fanno innervosire ancora di più!

Oh tu, ufficio cultura del comune bla bla, due cose devi fare: pagarmi e scrivere un buon programma di sala!!! STOP!

(E se non lo sai fare, chiedi! Domandare con umiltà non è un problema! Io sono l’artista e tu il burocrate… rassegnati! Poiché sei tu a darmi i soldi non vuol dire che debbo assecondare la tua ignoranza o accontentarmi… chiaro?)

E dunque a seguito di anni di mal di fegato, di intorcinamento di stomaco, di rabbia repressa, a beneficio di voi, voi tutti e in prima assoluta mondiale; per tentare di arginare il degrado e la decadenza dei costumi che avanzano.

Per cercare di mettere a disposizione e a servizio anni e anni di esperienza: ecco a vuoi un pratico manuale per la compilazione di un programma di sala.

Insomma: fatto come Dio comanda.

Innanzitutto non si possono vedere i fogli volanti o spillati tra loro, ma che è un fascicolo di appunti di biologia delle medie? E poi alla gente cadono di mano, ci dovresti pensare! E durante l’esecuzione senti un casino di frusci di fogli.

E vogliamo parlare della qualità della carta? Non ti puoi comprare una risma di carta decorosa per stampare i programmi di sala?

Ma andiamo con ordine perché sono innumerevoli gli orrori ed errori che quotidianamente vengono compiuti nella compilazione di un programma di sala da concerto.

Innanzitutto il titolo.

Ma basta con le solite “Emozioni di note”, “Melodie d’amore”, oppure “Serata in-canto” con in e canto staccato che vi sembra originale, ma in realtà la usano tutti! Ma che banalità, ma che palle… ma basta!

E usate un po’ di creatività e se vi manca… potete chiedere a me che non solo sono il vostro soprano free lance preferito, ma ho anche grandi doti inventive per i titoli da concerto. 

E per la grafica? Ne vogliamo parlare??? La vogliamo finire con tutte queste decorazioni banali prese da internet con le note che vagano da una parte all’altra della locandina, le chiavi musicali sparse qua e là, le orribili e terribili rose rosse su spartiti oppure sulle tastiere di pianoforte e altra robaccia kitsch scaricata dal web… ma un po’ di fantasia? Un po’ di originalità?

Ricordo che noi tenteremmo di fare cultura. Tenteremmo…

E poi i colori: ce ne sono tanti! E datevi da fare a cercare delle belle tonalità brillanti, attraenti! La locandina è un richiamo, un richiamo per uccelli in amore, prendete spunto dal pavone!

L’unica differenza è che il pubblico non è più in amore, anzi quasi quasi ce li devi portare di forza perché hanno sempre tutti qualcos’altro da fare! Ma cosa c’è mi chiedo io di più importante che trascorrere la serata ad ascoltare buona musica classica? Ah, il trapper in piazza? Ah, il cantante con cento anni di musica leggera, quello degli anni che furono tirato fuori dalla naftalina… eh, ma ha il nome, lo conoscono tutti, attira gente…!!!

E poi l’ordine! Eh, sì l’ordine delle cose, perché c’è un ordine di apparizione.

Ma voi vi mettete prima i calzoni e poi le mutande?

Prima si mettono i solisti, poi il coro, poi l’orchestra e infine il direttore d’orchestra. E alla fine gli attori che sono voci o voci narranti.

E da scegliere bene la grandezza dei caratteri in relazione al programma e a chi si smazza più roba da suonare!! E poi, il font.

Signori il font, ma non capisco perché c’è sempre questa mania di indicare i concerti di musica classica con questi font arzigogolati che sanno di antico ma a che

Serve riesumare il Black koak o Eduardian script con queste volute barocche che rendono il titolo illeggibile a 1 metro di distanza!

Guardate che alla gente Smart di oggi, non gli serve questa roba… la devi catturare in 4 secondi, con questi font “classici” il pubblico manco riesce a leggere la prima parola della locandina … e poi non lamentatevi che non vengono al concerto.

Poi la disposizione degli artisti. Suvvia, non è difficile

Allora facile facile, dal suono più acuto a quello più grave…non alla rinfusa o in ordine alfabetico. Si segue l’ordine esattamente come nella partitura d’orchestra.

Per cui non si mette mai prima il tenore e poi il resto o prima il baritono perché è amico tuo, o prima il mezzosoprano! No: si mette sempre prima il soprano e soprattutto me che sono in vostro soprano free lance preferito e poi a seguire le altre voci o gli accompagnatori.

E se c’è uno strumento resta uguale si mette sempre quello con il range più alto e per finire quello con quello più basso; per cui se ho un oboe e un violoncello solisti, quale andrà prima secondo voi?

L’oboe! Bravissimi, un applauso!

Ovviamente ci sono le eccezioni in base alla personalità e magari ai brani eseguiti.

Se l’oboe suona tre note e il violoncello si suona tutto il concerto, chi andrà prima???

Il violoncello!! Ma bravi!! Applauso!

E poi le vogliamo mettere le date giuste e gli anni nelle date???

Perché quando si fa il programma di sala si sa che anno è, ma dopo 10 anni chi si ricorda più che anno era?

Poi non parlatemi del capitolo curriculum!

 “Buongiorno, potrebbe inviarci il suo curriculum”?

Ah certo, volentieri, a quale indirizzo e ve lo invio? Di quante righe?

“Beh, non si preoccupi, casomai lo tagliamo noi”!!

Come? Cosa? Lo tagliate voi? Ma cos’è un pezzo di prosciutto? Ma come ti permetti? Ma che ne sai tu di me, di chi sono io? Di cosa voglio evidenziare della mia carriera!

Oppure peggio ancora quando la telefonata proprio non arriva e non ti chiedono niente e lo scaricano da internet, magari copiandolo da un concerto di 6000 anni fa.

E poi ti ritrovi stampato in un programma di sala un cv che parla di cose che manco più ti ricordi più che hai fatto!!

Ve lo dico, io ce l’ho di tutte le lunghezze: corto, lungo, dieci, sei, sette, ottanta righe! chiedete e vi sarà dato!

E poi basta con tutti sto maestro qui e lì prima del nome del musicista, o pianista invece di pianoforte.

E poi lo vogliamo capire che mezzosoprano si scrive tutto attaccato?

Che fatica campà e ancora manco ci siamo arrivati al concerto.

Beh, come vi ho sempre detto la vita di un soprano free lance è faticosa… e sapete qual è la soluzione? Cosa ho pensato di fare di fronte a questa decadenza totale? Io mi arrangio: autarchia dei programmi di sala.

Sì? Pronto? Accetto volentieri la vostra proposta e compreso nel cachet vi giro il programma di sala. Sì lo redigo io.

Come avete la stampante comunale rotta? Ma sì, va bene, guardi, non è un problema… ve li porto pure stampati così almeno siamo a posto.

E allora lì si apre un altro terribile capitolo, tutti ci vogliono mettere bocca.

Quando ti offri non è che capiscono che ti sei offerto per un bene superiore, che ti sei assunto un onere in più allo stesso prezzo.

Tanto non gliene frega quado[A1]  lo fanno loro, tanto sono saputelli quando per gentilezza e cortesia sei tu che lo fai e gli mostri le anteprime.

“No, mi scusi la c di cultura va maiuscolo”.

“Salve mi scusi potrebbe mettere il logo del patrocinio e non quello del comune, hanno la sfumatura del bordo giallo leggermente differente…”

“Scusi ma ha letto il manuale che le ho inviato su come deve distanziare precisamente in millimetri il mio logo dagli quello degli altri??”

E infine la disposizione dei caratteri, un minimo di occhio per farci entrare tutto senza andare a capo, un’altra occhiatina per i refusi?

Eh dai, fatelo uno sforzino! E fatelo bene questo programma di sala che io mi sono impegnata per cantare, poi, cosa resta una roba fatta male?

Insomma, come vedete qui è sempre tutto un lavorare!

Ma è quando hai pronto tutto che il peggio potrebbe ancora arrivare.

“Salve mi scusi, volevo avvertirla che non abbiamo fatto in tempo a stampare il programma, dice lei due paroline prima… tanto fa lo stesso, no”?

Aiutooooo!!!!!! Perché?

Alla prossima!

PS purtroppo gli artisti che si relazionano con gli uffici cultura dei comuni italiani spesso vi trovano persone ignoranti, stanche del proprio lavoro e che non hanno compreso l’importanza del proprio operato per rendere più bella la nostra vita. Che peccato.
Gli artisti hanno il più delle volte come unico referente lavorativo lo Stato e gli Enti pubblici. Si sta mesi ad ottenere un appuntamento anche dopo aver inviato regolarmente una Pec. La proposta di un artista non è una richiesta di elemosina né gli artisti professionisti si dovrebbero mai trovare a competere con chi l’arte la fa per hobby e comunque (e giustamente) vuole avere i propri spazi.
Dedico questo podcast ai signori Nicola e Laura, dei normalissimi impiegati, ma vero esempio di come un ufficio pubblico dedicato alla cultura andrebbe gestito. Grazie.

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Alessandra