71. Molesto cinguettio

Le 14 arie di J. S. Bach

L’episodio che vi voglio raccontare tratta di una delle grandi imprese della mia vita e che non so come mai, mi era proprio passata di mente!

Però proprio l’altro giorno, improvvisamente, mi è balzato alla memoria un ricordo, che ne ha tirati poi con sé altri e altri ancora, mentre stavo cercando qualcosa da raccontarvi che non fossero tratte dal lato oscuro della forza.

Eh, sì, mica ve le racconto tutte le cose che stanno dietro le quinte della vita di un soprano, diciamo che cerco di glissare sulla parte brutta del lavoro… ovvero: audizioni perse causa soliti raccomandati, concerti sfumati perché canta la moglie, proposte porno indecenti, dispetti di colleghi invidiosi e non, compensi pattuiti mai ricevuti o di quel tipo che scappò con i contributi del governo e il mio libretto dell’Enpals!

Ma lasciando perdere queste amenità, andiamo indietro nel tempo riavvolgendo il nastro fino al 2011!  Ah, ah, ne è passato di tempo!

Eppure potremmo dire che certe imprese seppur sopite e lasciate riposare nell’oblio del tempo, restano comunque indimenticabili.

Orbene come detto una delle più grandi imprese che il vostro soprano free lance preferito (che sarei io) ha compiuto è stata quella di registrare in soli tre – e dico tre giorni – un intero disco di arie solistiche tratte dalle cantate di Johann Sebastian Bach… cioè, non l’amoroso&Co, ma Johann Sebastian Bach.

E precisamente, come ho detto, le arie tratte dalle cantate…e precisamente quelle per soprano, oboe e basso continuo. E ancor più precisamente tutte e 14 le arie che nel mare magnum delle sue cantate Bach ha scritto proprio per questo organico.

Ordine di catalogo BWV (che sta per Bach-Werke-Verzeichnis – sistema di nomenclatura del catalogo delle opere di Bach – N.d.A.), 248, 199, 187, 75, 21, 202, 177, 98, 93, 1, 144, 89 e 94!

E tutte con l’oboe come compagno di viaggio!

Eh sì, Bach aveva le sue combinazioni d’effetto preferenziali: soprano con oboe o violino, mezzosoprano con flauto, tenore con la tromba e baritono con quello che capita.

E’ stata quella alla volta che ho cominciato a conoscere meglio l’oboe che da strumento indefinito fatto da 4 lettere O B O E e dal timbro starnazzante ha cominciato a diventarmi abbastanza simpatico anche nelle sue varianti: oboe d’amore, oboe da caccia e oboe bla bla.

“Pronto sono Giuseppe Blabla del gruppo Senza Problemi, vorremmo intraprendere quest’impresa musicale, sali a bordo? Dovresti cantare tra le ottantamila arie presenti nelle cantate di Bach precisamente la: 248, 199, 187, 75, 21, 202, 177, 98, 93, 1, 144, 89 e 94. Te la senti???”

Beh, ma sono tutte arie diverse, maestro, mi scusi… tutte in tedesco, vanno dal grave all’acuto, hanno registri differenti… è Bach!

Trascorse qualche secondo di silenzio.

Oh, Borin, qua si gioca duro! Che vuoi fare? Vuoi mollare all’ultimo? Questa è un’impresa epica!

Mi pizzica, mi stuzzica, mi piace! Dai salpiamoooo!!!!!

Ebbene!!! Non vi dico prima di registrare il disco quanto studio! Quanto studio ho profuso per sapere perfettamente tutte le direzioni, i fraseggi, i momenti da esaltare e quelli da rendere con dolcezza.

Io e l’oboista ci siamo incontrati più, più, più e più volte per mettere insieme le nostre parti e farle diventare veramente un dialogo, un po’ come quando due attori studiano le battute di botta e risposta.

Una volta siamo andati persino in mezzo al bosco e abbiamo provato ore tra gli alberi più per il caldo che per l’ambiente bucolico .

Che numeri, vi dirò comunque che cantare in mezzo agli alberi non è male!

Mi era è già successo … ma questa è un’altra storia….

È così tornando sempre nel 2011 vedrete il vostro soprano freelance preferito che con la sua macchina supersonica, ovvero la mitica Giorgia Swift, si reca in quel di Pescantina (vicino Verona) e, percorrendo strade tortuose e sterrate, giunge finalmente, a sprezzo del pericolo, nei pressi di una piccola chiesetta la Pieve di Santa Lucia, una costruzione in pietra dispersa nell’universo cosmico, in mezzo al nulla della campagna veneta!

Quando dico dispersa, dico dispersa… che non c’era neanche un cesso per fare pipì

Ma niente paura, che anche questa condizione estrema da “campeggio” per il vostro soprano free lance preferito non era del tutto nuova da affrontare.

Infatti, mi ricordava un’altra chiesetta dispersa, antica con degli affreschi medievali unici al mondo in cui ho cantato e ovviamente, senza gabinetto, in cui cantai anni addietro e comunque ce la feci!

No no, dai non divagare ancora!

Dicevo appena giunta in questa pieve nel nulla, mi ricordai con sgomento un altro episodio, in cui affrontai un’altra registrazione di musica di Monteverdi che però era situata nel bel mezzo di un cimitero!

Che angoscia! Converrete che fa un certo che cantare fino a oltre il crepuscolo, in mezzo alle tombe.

Sicuramente c’era il silenzio necessario alla situazione, ma il restare lì ha avuto un suo impatto emotivo non trascurabile… ma anche questa è un’altra storia.

Per tornare alla nostra di storia, basta guardare nella palla di vetro del tempo. Eccomi, mi trovate lì, il 12 luglio nella Pieve di Santa Lucia a Pescantina in mezzo agli alberi di pesco a dover affrontare un immenso compito: cantare 14 arie di Bach!!!

Eravamo tutti pronti per la partenza, sicuri, convinti accordati e con le tempistiche già stabilite Cioè per tre minuti di musica un’ora di registrazione! Fatevi un po’ il calcolo!

Concentrazione al massimo, voce barocca calda, obiettivo puntato, ma…

Ma non avevamo calcolato l’unico fattore imponderabile: le mosche!!

Essendo la bella stagione, infatti ed essendo in piena campagna noi credevamo di avere il silenzio più assoluto e invece no! C’era un mondo di animaletti rumorosi e scalpitanti che volevano compartecipare alla nostra impresa!

Per primo entrò un moscone nero, brutto, gigantesco che planando e passando vicino ai microfoni creava dei mostruosi ronziiii che venivano amplificati come se fosse uno sciame di vespe! Aiuto!!

Ed eccoli i musicisti compiti pluridiplomati pronti a fare Bach, vagare per la chiesetta,

sbracciandosi per fare uscire l’ospite brutto e nero, non gradito fuori dalla chiesa! 

Che razza di circo!

E una volta riusciti nell’impresa, non vi dico con che cautela e attenzione maniacale si entrava e si usciva dalla chiesetta – nei due giorni a seguire – per non fare entrare nessun’altra di queste bestie saltellanti e svolazzanti, aprendo la porta al minimo per sgusciare all’interno, assottigliandoci come sardine.

Di tre minuti in tre minuti, di ora in ora… il tempo sfuggiva, non ci si poteva permettere intoppi… oh, registrare costa!

Ma, non avevamo calcolato un’altra variabile: il chiacchiericcio indefesso degli uccellini al tramonto! Storni? Rondini? Aquile?

Non lo sapevamo ma sembrava che gli uccellini del circondario, tutti, credo di tutto il Veneto avessero deciso di riunirsi e di cinguettare proprio nell’unico albero accanto alla chiesa. Aiuto!

Bello eh, sia chiaro, bellissimo se fossimo stati in una condizione agreste da agriturismo green con l’erbetta sotto l’albero, a pensare alla nostra vita… non ci sarebbe stato sottofondo musicale migliore della natura! Ma invece no!!!! Dovevamo lavorare!!!!!!

Non si poteva andare avanti, impossibile i cinguettii entravano nei microfoni con oltrepassando portone, mura di pietra, mi sembrava di vedere il conto del fonico salire, con angoscia quella stessa angoscia di come quando sei nel taxi in mezzo al traffico e vedi lievitare i soldi…  Aiutoooooo!!!

Eravamo lì con i minuti che scorrevano alla ricerca del silenzio, sperando in un momento di requie, ma nulla…Cip, Cip c’era solo un caos primordiale di bestioline allegre e vivaci.

Non sapendo più che fare e distrutto dalla disperazione a un certo.

Il mio collega uscì fuori di sé e, aprendo il portone della pieve con veemenza e violenza urlò all’albero un sonoro roboante: bastaaaaa!!!!

Non ci crederete, ma gli uccellini si acquietarono, scese un silenzio sepolcrale. noi ci guardammo stupiti, increduli, entusiasti aveva funzionato!!!!!

Riprendemmo a registrare e ogni tanto a turno qualcuno usciva a redarguire quegli uccellini ciarlieri!

E così il 14 luglio finimmo in tempo, conquistammo la nostra Bastiglia e procedemmo verso la vittoria.

Il disco di Bach venne presentato pure agli studi Rai di Milano, dove per i corridoi vidi Milena Vukotic che indossava delle scarpe di vernice rossa meravigliose! (adoro le scarpe originali)

Nel programma in diretta Piazza Italia su Rai Radio 3, il 7 marzo del 2012 prima di noi c’era Moni Ovadia che presentava un suo spettacolo su Odessa. Uomo simpaticissimo, che rimase dentro gli studi ad ascoltare proprio la nostra esecuzione il famoso violinista Paviel Vernicov, che lo accompagnava, e che mi fece i complimenti e persino il baciamano.  Wow!!!

Di quell’esperienza così densa e profonda resta un cd, qualche foto, una testimonianza in you tube e tanti, tanti bei ricordi…

Di sicuro, fu un bel trionfo del mio periodo barocco di cui vado orgogliosa e per cui ringrazio tutti! In primis il grande Johann Sebastian Bach per aver scritto musica tanto sublime e, poi, l’universo…l’universo infinito delle possibilità che da sempre mi regala – per questa vita da soprano – esperienze meravigliose.

Alla prossima!

Immagine di Alessandra

Alessandra