70. Le scale degli organi

Nella vita di un Soprano freelance – come me – non mancano i momenti in cui si rischia la vita pur di raggiungere il risultato sperato!

Sì, sì, sì… avete capito bene… anzi benissimo! Si rischia la vita e non sto facendo un’iperbole solo per stupirvi già che siamo giunti alla settantesima puntata!! 

Grazie! Grazie, ma non sto facendo altro che – come sempre – raccontarvi la nuda e cruda verità.

Infatti, non accade di rado che il vostro Soprano free lance preferito si cimenti in concerti di musica sacra per due ragioni principali: la prima è che la musica sacra quella classica (senza le chitarre ovviamente) è qualitativamente bellissima e rappresenta una grande, grandissima fetta del patrimonio musicale europeo.

La seconda è che il vostro Soprano freelance preferito – che sarei io – adora il suono dell’organo.

Ah sì, questo strumento stupendo, fantasmagorico, ingegnoso in cui – immaginatevi – file di canne vengono fatte vibrare da quest’aria compressa e suonano contemporaneamente per creare un’orchestra di timbri e varietà sonore da far drizzare i capelli ai più cinici dei cinici.

Con il senno di poi – di cui son piene le fosse, diceva mia nonna – ad oggi vi dico che mi sarebbe molto piaciuto studiare organo (altro che fare la cantante) solo per avere il mondo dei suoni sotto le mie dita, ma giacché ormai è troppo tardi non posso far altro che bearmi delle melodie che ne escono suonate da altri e, cercare quando possibile, di farci dei concerti insieme.

E, una volta passata tutta la trafila che parte dalla solita telefonata e prosegue poi col mandare le domande, fare altre telefonate, prendere accordi con chi, quando perché, trattare sul prezzo, contrattare con chi di dovere, chiedere permessi, fare approvare programmi, cercare di entrare in qualche rassegna organistica senza il mezzo dello scambio… FINALMENTE si giunge al momento cruciale del concerto!

Evviva! Ma prima di farlo, prima di cuccarsi gli applausi finali, bisogna arrivarci sani e salvi al concerto e non dico sul posto, nella chiesa ma vicino all’organo.

E, infatti, gli organi non stanno mica tutti a piano terra… magari!!

Alcuni si trovano ad altezze inimmaginabili, praticamente ad un passo dal Paradiso, che puoi toccare il soffitto della chiesa con un dito e ovviamente sono facilmente raggiungibili esclusivamente tramite quei metodi antidiluviani chiamati scale.

E non si stratta di scale qualsiasi ma devono essere scale speciali, costruite e ricavate dentro gli interstizi delle pareti, devono essere nascoste, poco ingombranti e tu – che ci devi salire – ti devi adattare. Non ti è permesso avere le vertigini e neanche essere claustrofobico ed è così che nei vari concerti della mia carriera mi sono trovata a infilarmi in cunicoli bassi bassi e stretti stretti o ad arrampicarmi su per scale piccole e anguste, vuoi a chiocciola, vuoi con scalini alti anche 20 cm vuoi con soffitti bassi bassissimi! Ovviamente il tutto condito con la polvere dei secoli e con ragnatele di ogni razza e specie perché lì non ci va mai nessuno a pulire!

E per seguire: chiavistelli scricchiolanti e legni cigolanti, svolazzamenti di tarli qua e là, il tutto poi avvolto da una costante penombra se non addirittura immersi nel buio totale si arranca un gradino dopo l’altro per raggiungere la meta e poi, finalmente, annaspando qui e lì andando a tentoni si arriva a destinazione.

Ogni volta che io – il vostro soprano free lance preferito – arrivo in cima a questa scalata dell’Everest, e lì su in cima mi viene in mente una frase anzi il famoso verso dantesco e uscimmo a riveder le stelle già, perché la visione poi dell’intera architettura della chiesa dall’alto in mezzo ai dipinti dei santi bla bla ti dà una sensazione bellissima di felicità e in un certo senso sì, pure di possanza perché ti senti un privilegiato, li a metà tra il cielo e la terra.

Lì sola tu e la musica…

Devo dirvi cari amici che tanti sono stati i momenti assurdi e inverosimili, i dietro le quinte che precedono questi concerti perché chiesa che vai organo che trovi… organo che trovi, scala su cui ti arrampichi sempre diversa!!!

E quante botte, cadute, scivolate che ancora a ripensarci mi vien da dire… Aiutooo!!!!! 

Il caso più spettacolare e incredibile di tutti mi è successo nella chiesa di Vasto, ove la scala per salire sull’organo non c’è o, meglio, non è fissa! Per arrivare alla cantoria c’era una specie di scala mobile estendibile, che veniva tolta e posizionata solo per far salire e scendere gli artisti!!

Immaginate voi quindi arrampicarsi modello scimmia col vestito da sera che tenevo con una mano,  i tacchi, la borsa sopra la spalla e tutto il necessario e poi fare un concerto, sospesi nel vuoto con le balaustre trasparenti… con l’idea di esser lì, prigionieri, in alto su una torre come Raperonzolo senza neanche una scala per poter scendere in caso di necessità!!! Aiutoooooooo!

Ma non è finita qui, per raccontarvi ancora i dietro le quinte dei dietro le quinte, quelli più succulenti sappiate che ormai di queste attività di free climbing musicale – cioè di arrampicata – la vostra Soprano freelance preferita è diventata espertissima e non solo sa gestire ogni tipo si scala e cunicolo che si trova davanti, non solo sa resistere alla visione di ogni tipo di ragnatela e oggettistica sacra decapitata o spezzata in disuso che emerge dal buio tenebroso della sacrestia… ma anche oramai lo fa anche agilmente, prendendosi pure le proprie comodità!!!

E infatti ai concerti quando non sai come è fatto l’organo perché non ci sei mai stata, si arriva ormai sempre con delle comode scarpe basse, anche quelle da montagna vanno benissimo onde evitare qualsiasi tipo di intoppo, intruppo, intoppamento, niente gonne (il soprano si fa dopo), ma è necessario avere lo zaino per avere le mani libere che contiene vestito da sera e bottiglietta d’acqua e, infine, torcia del cellulare subito pronta all’uso… non si sa mai!

E dopo il concerto???

Scendere non è altrettanto semplice… soprattutto in realtà è una discesa finta, avete presente quando finito il concerto si scende per gli applausi per l’inchino e i fiori e poi bisogna risalire per il bis…?

Il tutto con la gonna vaporosa e i tacchi?

Ah, ah!!! Io ho il mio metodo affinato negli anni!!

C’è il trucco che è quello di lasciare le scarpe da concerto a piano terra e salire e scendere per gli angusti cunicoli con delle comodissime, meravigliose, stupende, eccezionali ciavatte (dialettale per ciabatte)!!!

Eh sì, che trash fare il concerto in vestito da sera e sotto dell comode ciavatte…(o scarpe da ginnastica) tanto chi volete che mi veda da lassù?

Poi, detto tra noi, ho chiesto a San Pietro che avendo capito che è una questione di comodità ha acconsentito, quindi se è tutto ok dai piani altissimi, va benissimo così!

Ma non è finita qui con le acrobazie, sul fatto poi che nessuno ti veda a volte diventa anche un problema perché quando il parapetto della cantoria supera l’altezza della vita ed è veramente troppo alto e non è removibile, avviene un altro problema: il cantante durante il concerto proprio non si vede!!! E come allora si fa???

Non temete, abbiamo tutto sotto controllo… a volte nei concerti sacri ci sono delle telecamere e quindi il pubblico ti vede la faccia attraverso uno schermo in video proiezione!!

Ah, ah, che buffo… è come un grande specchio e mentre canti ti vedi riflessa… il pubblico guarda lo schermo e tu dall’alto vedi il pubblico ma devi stare attenta a non perdere la concentrazione accorgendoti di tutte quelle rughe che ti stanno spuntando nonché di quel capello fuori posto dall’acconciatura che hai fatto quei cinque minuti prima del concerto, ma che cavolo ste forcine non bastano mai!!!  

Ma quando i ritrovati della tecnica non sono possibili o disponibili cosa fai?

Canti appeso… ma sì che problema c’è a farsi un concerto arrampicata come una scimmiotta su un banco o su una sedia recuperata in sagrestia, con a disposizione 20 o 30 centimetri quadrati e la totale indisponibilità a qualsiasi movimento.

Aiuto!!!

Ma il pubblico tutto questo non lo sa, ascolta, è felice applaude e tutto è bene quel che finisce bene…

E alla fine vi dirò poi ci prendi gusto e quando arriva un nuovo concerto il primo pensiero va alla scala… emerge quel senso di avventura e di scoperta, di poter gustare panorami che sono concessi a chi riesce ad arrivare lassù, a pochi…

E comunque per pagare le bollette si fa questo e altro perché a me, che sono il vostro soprano free lance preferito… quatto gradini scricchiolanti e pencolanti e polverosi non mi fanno paura intesi???

Aiutooooooooooooo!

Alla prossima.

Immagine di Alessandra

Alessandra