64. Incubi musicali

Nella vita di un Soprano freelance – come me – il lavoro non si può mai mettere da parte perché, quando fai il lavoro dei sogni, tutta la tua vita, ma tutta tutta si trasforma tutta in un sogno!!

Ok, dai, ho esagerato!

A volte, quando non puoi mai staccare, la tua vita in realtà si trasforma in un incubo.

Per esempio è un incubo quando non c’è niente da fare per settimane e poi ti si accavallano i concerti uno dietro l’altro e tutti diversi tra loro, e devi correre e affannarti e…

È un incubo quando ti ammali a un giorno dal concerto!

È un incubo, quando comprendi che il collega su cui avevi fatto tanto conto e che ti sembrava simpatico, in realtà è uno stronzo patentato e capisci che dovrai stare attenta pure alla tua ombra perché non farà altro che metterti i bastoni tra le ruote! Invidia! Aiuto! Noooooo!

Oppure è un incubo quando devi contrattare il prezzo di un concerto con questo o quell’ assessore alla cultura, come fosse un cesto di frutta al mercato questo tuo spettacolo: “Aho, quanto me lo sconti?”.. che pare che ti sta a fa’ un favore lui, e che tu stai mendicando.

Ma, mi scusi, non sarebbe il suo lavoro quello di dare lavoro agli artisti?

E tanto, siccome è un incubo, finisce sempre con la solita frase: “Eh, ma sa, non ci sono i fondi!”.

Ma chissà dove finiscono poi tutti questi fondi, perché da qualche parte andranno a finire pure, no?

Ma cari miei, questi incubi cosa sono in confronto ai sogni?

Cosa sono, se non bazzecole di una quotidiana vita mortale basata sulla lotta per la sopravvivenza?

Nulla!

Eh sì, perché, diciamocelo Borin, tu, sì, io il vostro soprano free lance preferito, sono/sei tra i pochi fortunati che possono veramente dire di non lavorare, studio, lezioni, concerti, minuti contati, valanghe di stress, che vuoi che sia? Mica è un lavoro??

Tanto poi, alla sera, nella sua casetta, quando tutto è finito vai a letto soddisfatta e con la coscienza pulita!!

Eh, sì, ditelo che non ci avevate mai pensato, che pure un soprano si riposa, e che pure un soprano dorme, eh sì, dorme. Non muore e basta dopo l’acuto finale, non resta col vestito da sera con le paillettes per tutto il tempo!

Ah, il meritato riposo dei giusti! Ah il mio letto comodo, ah il cuscino!

E poi, una volta appoggiata la testa, non si contano le pecore, ma si fa il resoconto prima di chiuder bottega…

Hai studiato Borin? Sì!

Hai pagato le bollette Borin? Sì!

Hai risposto a tutti i messaggi che ti sono arrivati oggi, Borin? Sì!

Hai scritto le cose che mancano dai fare nei post-it, Borin? Sì!

E hai messo la sveglia Borin? 

Sìììììì!!! Ho fatto tutto…

Ah, finalmente dormo, in pace lontano da tutto e tutt….

Eh, no! Magari!!!

Eh, sì! Perché questo lavoro non ti abbandona mai. Neppure durante il sonno!

Infatti è con l’oscurità che nascono e prendono forma tutte le peggiori paure di un cantante lirico, emergono in lontananza silenti e feroci dalla fase Rem per introdursi furtivamente nella tua testa e raggiungerti lì, gli incubi, e stanziare bellamente nel tuo inconscio e sferrare il loro colpo mortale!

Eh già, perché – vi chiedo – avete mai valutato quello che sogna un soprano?

Vacanze al mare, prati, valli, monti, pecore, mucche al pascolo?

Beh, io non lo so quello che sognano gli altri colleghi cantanti lirici, sicuramente posso raccontare quello che succede a me, quando russo beata e tranquilla nella mia camicia da notte scolorita con le renne canterine!

L’incubo più ricorrente che mi fa svegliare con un’ansia terribile è quando mi trovo nel bel mezzo di una sala e mi presentano uno spartito con un sacco di note illeggibili.

Oddio il pentagramma è sbiadito, oddio non riesco a mettere a fuoco… è un sol? …è un la? …è un re???… oddio, ma che note sono?

Signora canti, una voce dietro di me incalza.

Ma, scusi, che canto, se non capisco che note sono?

Guardate il pentagramma, si muove! Oddio, si spostano le righe… oddio, scappano le note…

Signora, prego canti! Ma io, io, non ho mai visto note con cinque tagli addizionali, sono sei, no aspetti dieci… aspetti che conto tre mi fa sol la si…ma che nota è, che nota è?

Aiutoooo!

Buio.

Dietro le quinte, silenzio, una luce rossastra soffusa oltre il sipario.

Sento il calore e la fame del pubblico in attesa.

Signora prego è il suo turno, tra un minuto in palco…

Ma come era un minuto, ma, come tocca a me, ma come? Dove sono?

Signora è il suo turno, vada in palco… l’aspettano…

Ma, ma, come tocca a me, ma come? Ma che opera è?

Vada…

Ma, ma, vi prego ditemi almeno che cosa devo fare! Ditemi che opera è? L’argomento! Ditemi almeno che ruolo!

Vada!!! No, no… non so la parte, no, no… no! Aiutoooo!!!!!!

Buio in sala, senza sedie.

Ecco cari, domani c’è il concerto, proviamo!

Ma, ma, cosa proviamo? Scusate, se mi avete dato le parti ieri?

Ma cosa dice signora Borin, è passato più di un mese.

Ma come, come un mese? Le avete date ieri…

Ma io non ho studiato, ma come non mi sono accorta che è trascorso già un mese?

Com’è possibile che non mi sia organizzata e che il tempo sia passato così in fretta?

Adesso come farò? Oddio ho solo qualche ora! Oddio, sono 80 pagine! Oddio, come farò?

Aiuto!!!

Ma che incubo orrendo, ma che sogno del cavolo! Devo prendermi una vacanza!!

Maldive… Ah, finalmente in po’ di relax!

Piscina, mare, mohito, sole. Posso finalmente riposarmi con calma.

Ah, finalmente dormo, in pace lontano da tutto e tutti…

Ma dove mi trovo?

E che ci faccio con un vestito d’epoca neoclassica?

Ma com’è bello è azzurrino tutto di velo, ho anche il nastrino di raso, ma, ma, attorno a me ce ne sono altre, con abiti color pastello rosa e giallino e verdino e siamo tutte disposte in coro.

Avanza il nostro maestro di canto. Non lo conosco ma io lo so che è il nostro maestro…

E’ basso e pelato e continua ad insistere su un passaggio…

Ragazze, dovete concentravi si fa così e, mentre stavamo accennando, lui ci interrompe e canta con una voce splendida di soprano la melodia che avrei dovuto cantare io!

Così si fa la Lydia!

Ricordo perfettamente che la mia esclamazione interiore fu: “come è bravo il mio maestro non riuscirò mai ad avere una voce così soave e perfetta!”.

Ma era solo un sogno!

Oddio… ma, sono alle Maldive! Per fortuna ho ancora 4 giorni di vacanza…

Eh, sì, cari signori, era solo un sogno, un sogno del vostro soprano free lance preferito e talmente tanta era l’estasi per la musica che avevo cantato quella notte che ho cercato in tutti i siti e in tutti i luoghi, una volta risvegliata, un oratorio di nome Lydia!

Beh, sappiate che non esiste!

Ma non è stato il solo sogno musicale, io – il vostro soprano free lance preferito –  ne ho fatti a montagne.

Ah quanta musica sinfonica meravigliosa ho ascoltato, per non parlare della musica corale altrettanto meravigliosa!

Ho assistito a concerti di una bellezza straordinaria durante i quali ero perfettamente consapevole di non aver mai ascoltato prima di quel momento quelle melodie né da Mozart né da Mendelssohn, né da Beethoven né da Schumann, né da nessun altro.

Poi, ogni volta che giunge l’alba il finale è sempre lo stesso, non mi ricordo una nota, ma mi resta in testa e nell’anima e nel cuore solo una profonda felicità!!

A volte mi domando da dove venga tutta quella musica, perché è impossibile che possa averla inventata io, troppo articolata, troppo imponente… infondo sono solo un soprano free lance.

Alla fine una spiegazione me la sono data.

Forse, sognando, l’universo ogni tanto mi concede di ascoltare un pezzo di paradiso!

Alla prossima.

Picture of Alessandra

Alessandra