61. Vita da Soprano 2.0

Nella vita di un Soprano free lance, come me, le avventure non finiscono mai!
E come potrebbero finire se, di volta in volta, di concerto in concerto, si aggiungono sempre delle situazioni nuove e inaspettate?
Ad ogni spettacolo si congiungono: conoscenze singolari, fiammanti esperienze, inattesi ostacoli da superare, straordinari trionfi da godere.
Immaginate dunque che il lavoro di un soprano free lance, come me, sia un lavoro in cui la novità è continua, nulla si ripete MAI!!!
Wow, sì, ma anche: AIUTOOOOOOOO!!!!!!!!

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:


Cambiano i colleghi, cambia l’acustica delle sale, cambi tu…se sei gonfia il suono esce in un modo, se c’è l’aria secca il suono esce in un altro, se ti hanno fatto arrabbiare esce in un altro modo ancora… poi sei triste non esce proprio perché ti viene da piangere, poi però, pensando alle bollette da pagare, ti fai forza e smetti di piangere perché è meglio cantare che crepare di fame!

Eh, già nella vita di un soprano free lance, come me, all’ordine del giorno c’è il dover sempre tener testa all’imprevisto un mostro multiforme che esce di soppiatto da dietro l’angolo e ti attende per farti lo sgambetto. La sfiga, poi, esiste ed è innegabile!!!
Chiamala fatalità, chiamalo caso, ma succede!
E succede che sul più bello si rompe la corda del violino con cui stai duettando, o una folata di vento ti scombina le parti mentre stai eseguendo quel pezzo complicato, lì all’aria aperta… o la campana della chiesa suona i suoi roboanti rintocchi proprio mentre ti stai cercando la nota in testa! Ci vuole sangue freddo!
Immaginate viaggi sempre diversi, immaginate di vedere paesaggi sempre nuovi, scorci meravigliosi di questa nostra Italia e non solo, così belli da togliere il fiato che ogni volta pensi “dai che bello, dai ci torno da turista”! Ma figurati se succede! Io lo dico da anni e non l’ho mai fatto!
Di certe città ricordo più i camerini del teatro che la piazza principale!

Ed in tutto questo pullulare di novità, in tutta questa “frizzantezza” di occasioni e nuove esibizioni ci sarà mai, voi direte, una costante?
Beh, mi sono interrogata e, per questa puntata di Vita da Soprano voglio raccontarvi delle due grandi costanti che ci sono in ogni concerto: lo studio e gli occhi del pubblico.
Lo studio è fondamentale! Impossibile improvvisare!
Non si può affrontare nessun concerto che si definisca tale senza studiare prima.
E bisogna provare a riprovare giorno e notte e questo vuol dire cantare e ripassare nei luoghi più improbabili: al supermercato tra i pomodori e le zucchine ti viene da canticchiare proprio quel motivetto con quel salto particolare che fa fatica da entrarti in testa, alla fermata del tram, mentre sei in coda al semaforo…
Questi passaggi così complicati sono il sale mentre cucini tra una rimescolatina e un’altra, mentre ti vesti, mentre fai la pipi!
Ma quali i-Pod, auricolari, cuffie?
Un vero soprano free lance c’ha la musica in testa, in loop!!! Aiuto!
Eh? Cosa, parli con me? Ah scusa non ti ho sentito… stavo ripassando.
E poi, una volta imparate le note bisogna farle uscire con una certa originalità; mica puoi fare la cover di questa e quella cantante ascoltata nei dischi.
E quindi: respira lì, fai forte qua… piano la… no! No, no!
Respira la, fai forte qui… piano lì! No, no, no!
Respira qua, fai forte su.. piano giù. No! No!! No!!!
E’ deciso!
Respira lì, fai forte qua… piano la!
Ehi, ma io che avevo proposto all’inizio???
Eh, beh, sì, in effetti ma bisogna provarle per confermarle le cose! O no?

E poi giù di acuti, e calcolare le tenute di fiato… e poi ve l’ho mai detto che il luogo migliore per iniziare a sperimentare e a creare la autostima da portarsi in palco è il bagno?
Luogo magico, con quelle pareti piene di mattonelle che fanno sembrare Pavarotti chiunque!
Le mattonelle del cesso sono generose e ti restituiscono il triplo della voce che hai emesso fuori dalla tua bocca, ti fanno sentire il principe della lirica, la regina dell’opera!
Quelle mattonelle sono delle ruffiane pazzesche! Quasi quasi non vorresti mai abbandonare il bagno per timore di risvegliarti da quella sensazione di sogno e onnipotenza!
Ma comunque bagno o no lo studio non basta mai! E arrivi sempre al concerto con l’idea che avresti potuto fare di più: una condanna all’infelicità perenne!!!
E poi si sa come va… Appalusi, fine, altro giro di giostra.

Per quello che riguarda il pubblico, beh, si tratta anche in questo caso di un’animale strano!
A volte docile e mansueto, che te lo porti dove vuoi.
A volte invece te lo trovi inferocito, freddo, duro che ti senti fuori posto pure se sei al centro della scena.
E, poi, quei piccoli puntini luminosi diventano minacciosi, crudeli spilli algidi e pungenti che ti trafiggono il cuore, ma perché? Che ho fatto?

D’altronde, a meno che non ci si esibisca in un teatro, dove l’occhio di bue ti punta dritto in faccia con tutta la sua luce e ti ritrovi così a cantare disperso nel nulla cosmico – in verità – nelle sale da concerto, si riescono a vedere gli occhi del pubblico uno a uno e non solo!
Si riesce pure a gustare in diretta ogni possibile espressione dei partecipanti, e tutto il resto.
La cosa più spassosa è quando ti fissano con la bocca aperta o semi aperta e capisci in quel momento che sono completamente rapiti da quello che stai cantando, che soddisfazione!
Anche se onestamente è difficilissimo mantenere la serietà perché magari stai cantando di una principessa innamorata che sta per suicidarsi e, invece, davanti a te hai il primo piano di una dentiera con la bavetta pendente incorporata!
Eh, cari miei nella mia vita di soprano free lance ne ho viste di ogni: gente che fa le pulizie di primavera del suo naso, gente che si mangia rumorosamente le unghie, gente che piange, gente che dorme e – badate bene – non perché tu non sia interessante ma perché c’è tanta gente arriva al concerto trafelata e che si rilassa con la musica classica!! (Robe da pazzi!!!)

Le migliori sono le autorità in prima fila: certi sonni! Oppure giocano col telefonino o sbuffano guardando l’orologio. Tanto possono contare sulla mia omertà…unica persona che li vede, fino ad ora che li ho sbugiardati!
Mi viene in mente il reverendissimo vescovo che ha presenziato il concerto inaugurale di una biblioteca
A metà del concerto si è ben assopito ovviamente russando sonoramente … bella figura di mer****!!!!!
Eccezioni a parte, gli occhi del pubblico sono sempre luccicanti e brillanti, par che dicano “Borin, ti lovvoooooo”!

E poi? Alla fine del concerto oltre agli applausi ci sono loro: la costante che quasi dimenticavo i fantastici fiori.
Possono essere dei mazzettini insulsi talmente tanto orribili che li butti appena ti è possibile, può essere un singolo fiore, simbolo di riconoscenza con un portafoglio risicato, oppure arrivano perfino dei mazzi enormi, che quando sei in trasferta… mi spiegate come cavolo facciamo a portarli via?
In aereo o in treno, in macchina? E, quindi, a malincuore devi regalarli!
Quando riesci a portarli a casa, il profumo che emanano è l’unica cosa che ti resta del concerto, dello studio e della serata.

Solo una volta mi è capitato di ricevere una pianta, ma ebbe vita breve… perché se da una parte il vostro soprano freelance preferito ha l’ugola d’oro, dall’altra parte ha il pollice nero!!!

Alla prossima!!!!

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Alessandra